TEMPI SOSPETTI

I tempi: bisogna avere l’occhio sull’orologio altrimenti rischiate di non capire. Ricordate? Berlusconi dice che vuole convincere alcuni senatori della sinistra a lasciare Prodi. E subito i candidati vengono pedinati, intercettati e persino interrogati. I tempi. Berlusconi parla con Saccà e tutto è registrato, tutto è verbalizzato da giornali che agiscono come succursali delle procure. Tutto come in uno spartito musicale, nei tempi giusti. Noi non sappiamo nulla sulla validità delle accuse che si sono scaricate ieri sull’intera famiglia Mastella fino alla sedicesima generazione con notificazione televisiva. Non sta a noi. Ma quel che conosciamo sono i tempi: Clemente Mastella negli ultimi giorni stava rompendo con il governo Prodi e lo aveva annunciato. L’altro ieri, (attenti ai tempi) le agenzie di stampa diffondevano la notizia secondo cui a casa Mastella si svolgeva una riunione per uscire dalla maggioranza. Prodi aveva le ore contate. Invece le ore contate ce le aveva Mastella. Che capolavoro.
Passano ancora alcune ore e la signora Mastella passeggiando per strada apprende di trovarsi invece agli arresti domiciliari. Per suo marito viaggiava un avviso di garanzia che però salterà fuori nel pomeriggio. Il centro sinistra affondava intanto nell’imbarazzo al punto che il vicepresidente del Senato Gavino Angius, l’abbiamo udito con le nostre orecchie, arrivava a chiedere la separazione delle carriere per i magistrati. Cose da riforma Castelli.
Una parte della sinistra sente dunque ormai un’aria di golpe giudiziario. Il resto è cronaca delle ultime e delle prossime ore, ma ci corre l’obbligo di porre una domanda: la nausea per sequenza temporale l’hanno avvertita tutti e i partiti dell’opposizione hanno manifestato subito solidarietà al ministro Mastella esprimendo forte preoccupazione. I partiti di governo parlavano con parole identiche a quelle del centro destra. Tutte le forze politiche hanno dunque fiutato un odore di marcio e hanno riconosciuto che quel che accadeva al ministro della Giustizia non è accettabile al di là delle diversità politiche e di schieramento. Ora, abbiamo una domanda obbligata che è questa: si è mai vista una equivalente o simile solidarietà quando ad essere pestato a sangue era Silvio Berlusconi, a cominciare dal famoso avviso di garanzia di Napoli, consegnato a mezzo stampa dal Corriere della Sera? La risposta ovviamente è no. E anche di questo vergognoso peccato originale ieri la sinistra era consapevole. Vedremo se ne trarrà le conseguenze.