Tempo reale e tempo percepito Così funziona l’orologio del cervello

Uno studio condotto da ricercatori italiani e australiani ha evidenziato lo «scollamento» tra le due dimensioni

da Milano

Il cervello dell'uomo perde il senso del tempo: lo dimostra una ricerca dell'Università Vita-Salute San Raffaele, dell'Università di Firenze e della Università Western di Perth, che mette in luce l'esistenza di una sorta di «scollamento» che c'è tra la percezione dello scorrere del tempo e il tempo fisico.
Lo studio, condotto da Maria Concetta Morrone, docente di psicologia fisiologica dell'ateneo milanese, viene pubblicato su Nature Neuroscience, la più autorevole rivista nel campo delle neuroscienze.
I ricercatori hanno compreso che ad ogni movimento dell' occhio il cervello risponde comprimendo non solo lo spazio ma anche il tempo; in pratica nel corso di rapidi movimenti oculari la mente percepisce il tempo scorrere più velocemente di quanto accada in realtà.
Gli studiosi sottolineano che ogni secondo i nostri occhi si muovono rapidamente dalle tre alle quattro volte per seguire i cambiamenti dell'ambiente che ci circonda, e ogni volta il cervello riorganizza velocemente i collegamenti tra neurone e neurone e tra neuroni e retina. Il cervello svolge in questa situazione anche una funzione predittiva, cercando addirittura di anticipare i cambiamenti che interverranno.
Effetto di questa «corsa» incontro al nuovo evento, spiegano i ricercatori, è una sorta di rallentamento dell’orologio interno del cervello tanto che si perde la percezione dell'effettivo passare del tempo. Attimi che, assommati nel corso di un intera vita, possono portare anche al 15% di perdita di percezione del tempo fisico totale.
«Esiste un'analogia molto affascinante tra i risultati del nostro studio e la Teoria della Relatività Speciale di Einstein, di cui ricorrono quest'anno i cento anni dalla pubblicazione - commenta Maria Concetta Morrone, prima firmataria dello studio -. Come a una velocità prossima a quella della luce gli orologi segnano il tempo più lentamente, il cervello, per controbilanciare il rapido spostamento delle immagini del mondo, “vede“ le distanze relative compresse mentre il suo orologio interno rallenta».
Lo studio italo australiano si basa su un semplice test visivo: i soggetti erano invitati a fissare un punto su uno schermo e due bande nere apparivano in rapida successione, con un intervallo di 100 millisecondi, sul suo margine superiore e inferiore. Il test era poi ripetuto chiedendo ai partecipanti di fissare nuovamente il punto sullo schermo. Il punto all improvviso scompariva per riapparire spostato rispetto alla precedente posizione di circa 15 gradi. Immediatamente dopo le due bande venivano visualizzate al margine inferiore e superiore dello schermo, prima l'una e poi l'altra e sempre con un intervallo di 100 millisecondi. Ai soggetti veniva, quindi, chiesto se avessero notato delle differenze nella durata dell'intervallo di tempo che separava la comparsa delle due bande nei due test: quasi la totalità di loro affermava che la successione nel secondo caso era nettamente più rapida, dimostrando quindi come si verificasse ogni volta una distorsione nel modo di percepire il tempo da parte dei partecipanti allo studio.

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