Tempo di rigore: «In campo niente anelli e collane»

Alberto Ghiacci

Calciattori. No, non c’è alcun errore di ortografia. La doppia «t» è d’obbligo quando si parla delle nuove star che da qualche tempo hanno preso il posto dei veri atleti sui campi da calcio. Che fine hanno fatto i baffi da macho del giovanissimo Bergomi di Spagna ’82? E quelli di Causio? Uomini davanti ai quali già negli spogliatoi gli avversari se la facevano sotto. Questa è l’epoca di anelli, orecchini, braccialetti, acconciature degne dei migliori parrucchieri di Hollywood, piercing, tatuaggi e chi più ne ha più ne metta.
Ma ora basta, ha deciso l’Uefa. Una circolare della Federcalcio europea di una decina di giorni fa, ha infatti bandito dai campi di calcio una serie di oggetti. Precisamente non si potranno indossare più collane, anelli, piercing e braccialetti. E non sarà sufficiente il nastro bianco per proteggere dita e orecchie; con questa merce non si potrà più entrare in campo. E chissà cosa bacerà il bomber dopo ogni gol. «Finora c’era stata troppa tolleranza» ha dichiarato il presidente degli arbitri italiani Tullio Lanese. La circolare verrà applicata già in questa stagione e le società dovranno organizzarsi. Se ne parlerà anche a Sportilia, dove sono radunati gli arbitri e gli assistenti di serie A e B, tutti pronti a far rispettare la nuova regola. Fuori dal rettangolo di gioco quindi gadget vari: anelli e orecchini, ma anche collane e braccialetti di fidanzate o portafortuna che siano. Più complicato si presenta invece il controllo dei piercing.
Giusto, giustissimo pensiamo noi. Anni fa, quando stava sulla panchina dell’Argentina, Daniel Passarella obbligò tutti coloro che volevano far parte della selección a presentarsi con un taglio di capelli decente, pena la non convocazione. Erano gli anni di Batistuta, Caniggia, Balbo, Ortega. Tutti capelloni, ma si adeguarono. Forse però è chiedere troppo. Sopporteremo ancora creste, treccine e colorazioni da carnevale dei capelli, ma nel frattempo ci accontenteremo di vedere calciatori meno «brillanti». I giocatori si consolino: i tatuaggi sono ancora permessi. Anche perché altrimenti mezza serie A starebbe a guardare davanti alla tv.