Il tempo stringe, le orecchie fischiano

Voglia di parlare dell’ennesimo X poca. Solito furto con scasso, con l’aggravante di un arbitro vergognoso in entrambi i sensi di marcia ma dotato di cartellino facile solo coi nostri (e Pandev? Mah!). Considero il suo abbattimento fisico un monito divino al prossimo arbitro che verrà. Occhio. Certo, se là davanti si svegliassero un po’ sarebbe pure meglio, che il tempo stringe. Voglia di parlare dell’ennesimo mister X, anzi XY, e della sua presunta eredità che millanta, ancora meno. Ho le orecchie farcite dal letame di battutine facili, balbettate da una cloaca di pseudo tifosi il cui spirito sportivo è pari a zero. Lo capisci quando si indignano se rispondi parlando di scudetti a tavolino, valigette piene di denaro o steroidi à la carte. E vabbé, ogni presidente, pure il peggior scarrafone, è bello agli occhi dei suoi tifosi, e io a Cairo gli voglio bene. Una volta l’ho incrociato su corso Magenta, gli ho stretto la mano e gli ho detto «grazie». Glielo ripeto ancora qui. Ha sbagliato? E chi non sbaglia? In fondo i soldini ce li mette lui, pochi o tanti che siano. E vuole vincere qualcosa, prima di vendere. Ce lo auguriamo tutti. Ma quel che amo in lui, come dice la pubblicità, è il 740. Chiaro, preciso, solido. Il futuro presente del Toro non può dipendere da un chiacchierato «figlio di» e da un tesoretto griffato Savoia, come se fossimo a Ballando con le stelle, anzi con Stellone. Anzi. Sai che c’è? Che qualche granata da legare al soldo della Busiarda, che forse sapeva tutto, ci deve pure delle scuse.