Tenaglia: "Sì al confronto per avere processi più veloci"

Intervista a Lanfranco Tenaglia, esponente del Partito democratico e ministro ombra della Giustizia che a Di Pietro dice: "Inciucio? L'Idv stia tranquilla: l'intesa è per il bene del Paese"

Onorevole Lanfranco Tenaglia, siete pronti a sedere al tavolo del confronto col governo sulla riforma della giustizia e a discutere anche di separazione delle carriere?
«Il Pd ritiene che la giustizia vada modernizzata e rinnovata, ma senza strappi alla Costituzione. L’ordinamento giudiziario è stato riformato due volte negli ultimi anni. Siamo contrari alla separazione delle carriere perché esiste già una rigida distinzione delle funzioni e perché con essa il pm diventerebbe un super poliziotto privo di controllo».
Di Pietro però già avverte che il Pd si sta lasciando «circuire» da Berlusconi che cerca «l’inciucio» per togliere indipendenza ai magistrati. Come gli rispondete?
«Di Pietro e chiunque parli di inciucio può stare tranquillo. Il Pd ritiene, a differenza di Di Pietro, che il confronto sia nell'interesse del Paese. Il problema però è che questa maggioranza interpreta il dialogo come gentile concessione all'opposizione. Non è così: ai bulli del Pdl che pongono minacciosi ultimatum noi diciamo che non faremo da notai a decisioni cui non avremo contribuito con le nostre proposte per una giustizia al servizio dei cittadini: processi in tempi celeri, maggiore equilibrio tra poteri e certezza della pena. È questo l'interesse degli italiani».
Luciano Violante dice che i magistrati hanno troppo potere e che fare una riforma bipartisan è un dovere.
«Quello di Luciano Violante è un contributo ovviamente legittimo, ancorché prezioso per la sua storia di politico e di studioso del diritto e delle istituzioni, e andrà ad arricchire l'elaborazione della piattaforma programmatica del Pd, che si avvale di una pluralità di punti di vista. Al contrario di quanto avviene nel Pdl dove si ratificano le decisioni di uno solo».
Secondo lei nel Pd c'è il timore di essere sospettati, se vi sedete al tavolo del governo, di reagire ora perché siete nel mirino di una serie di inchieste?
«La nostra analisi sulla stato della giustizia e le nostre proposte non risalgono a ieri: sono il frutto di una discussione che dura da mesi e che ha già prodotto un ampio ventaglio di proposte presentate in Parlamento. La nostra posizione non cambierà di una virgola. Il Pd è nato per innovare la politica, continuerà a tenere la barra dritta e non accetta lezioni da nessuno. Tantomeno da coloro che hanno portato in Parlamento inquisiti e condannati. A differenza della destra, abbiamo sempre rispettato il lavoro della magistratura. Se Berlusconi in questi anni avesse fatto lo stesso, invece di dar vita ad un continuo conflitto, probabilmente saremo potuti arrivare da tempo a definire una riforma condivisa».
La clamorosa guerra tra le procure di Catanzaro e Salerno, con tanto di giudici che si perquisiscono corporalmente a vicenda, è sintomo di quale malattia del sistema giudiziario italiano?
«La vicenda riveste aspetti di tale gravità che rischiano di minare in maniera irreparabile la credibilità della magistratura agli occhi dell'opinione pubblica. La tempestività con cui è intervenuto il Csm è importante per fare chiarezza, restituire credibilità e accertare se vi siano state violazioni delle regole. L'unico rimedio è costituito dall’intervento degli organismi di controllo della magistratura. Non si usi questa vicenda a pretesto per riforme inutili o dannose».
Il fatto che a capo della procura generale di Salerno ci sia il magistrato Lucio di Pietro, autore della maxi-inchiesta e del maxi-errore giudiziario su Tortora, non dice qualcosa su come l'autogoverno della magistratura gestisca le carriere dei magistrati?
«La valutazione della carriera dei magistrati presentava molte lacune. Con la riforma dell'ordinamento giudiziario approvata la scorsa legislatura sono state eliminate, introducendo valutazioni di professionalità ogni quattro anni, illeciti disciplinari tipici, temporaneità degli incarichi giudiziari. Il Pd vuole rendere ancora più efficace il sistema, e propone di far partecipare gli avvocati alla fase di valutazione dei magistrati».