LA TENAGLIA STAMPA-PM

Marco Tronchetti Provera e Carlo Buora escono puliti dallo scandalo delle presunte intercettazioni Telecom. Anzi c'è di più: Telecom non ha mai intercettato nessuno. Certo al suo interno, secondo la Procura di Milano, c'era una banda di dipendenti infedeli, un'associazione a delinquere che usava metodi illegali per attività di investigazione privata. Niente di più e niente di meno. Insomma dopo tre anni si chiude l'affaire Telecom. Ma c'è una lezioncina che conviene tenere bene a mente. E per una volta non riguarda il Cavaliere. Due indagini sono state parallelamente condotte negli ultimi tre anni in Italia su Telecom. Una dalla procura di Milano e una dai giornali del gruppo De Benedetti. La prima ha concluso la sua prima fase con un colpo a salve. La seconda ha creato intorno ad un'azienda privata quel clima affinché i suoi vertici lasciassero la presa e vendessero la propria partecipazione. Lo schema è ormai straordinariamente collaudato. Una procura parte lancia in resta. Il materiale di indagine, roba grezza, finisce in qualche modo in mano ai giornali. Si crea un clima affinché si consideri l'indagine, la madre di tutte le indagini. Si mettono nel frullatore tutti gli ingredienti possibili e immaginabili. Nel caso Telecom c'è solo l'imbarazzo della scelta: servizi segreti, rapimenti di Imam, intercettazioni telefoniche, calcio e arbitri, politici e banchieri. Chi ha pazienza di leggere un piccolo resoconto interno, capirà come in questa vicenda sia stato fondamentale il contesto. Il rumore di fondo: quell'idea assurda per cui qualcosa di vero, visto tutto quello che si legge e si dice, ci sarà pure. Si viene così stritolati. Poco importa che poi alla fine le indagini non portino ad una responsabilità per Tronchetti. Il più è stato fatto. Telecom normalizzata. La partecipazione di Tronchetti ceduta. C'è un disegno delle procure in tutto ciò? Non siamo tra coloro che pensano che necessariamente ci debba essere un Grande Vecchio. Ma sulla parentesi di Tronchetti in Telecom sentiamo, e lo abbiamo detto anni fa nel pieno della bagarre, un brutto odore. Quel lezzo che dietro all'ipocrita scudo dell'obbligatorietà dell'azione penale si dirige su bersagli ben precisi.