Dal Tenca al Correnti si allarga la mappa delle scuole «agitate»

Al Manzoni occupato, dibattiti sulla sessualità con Arcigay. Tre giorni di autogestione al Vittorio Veneto

Augusto Pozzoli

Il liceo classico Manzoni è sempre in occupazione, «proibite» le lezioni. Ieri mattina l’unica iniziativa di rilievo è stata un’assemblea dedicata alla legge sull’immigrazione, oggi, invece, si parlerà di sessualità, con la partecipazione di esterni, giovani aderenti all’Arcigay. Totalmente «fuori gioco» nel liceo i docenti, che ieri hanno organizzato una riunione per valutare la posizione da assumere. Conclusione: nulla di fatto. Un rito che sembra destinato a trascinarsi stancamente fino al termine della settimana. Un rito sempre più vuoto, di particolare significato ideologico, che vede gli studenti aderire con scarsa convinzione o, in molti casi, un’occasione per starsene tranquillamente a casa. Il Manzoni è attualmente la scuola che ha scelto la forma di contestazione più dura, ma il clima di agitazioni si allarga in questi giorni ad altre scuole, ciascuna con modalità e obiettivi diversi.
Da oggi, ad esempio, inizia al liceo scientifico Vittorio Veneto una tre giorni di autogestione. Al Tenca, al Caravaggio e al Cesare Correnti gli studenti hanno programmato assemblee di dibattito sull’antifascismo ed altri temi. Ancora aperta la questione Parini, il liceo dove prima di Natale si è svolta l’occupazione più pesante, con picchetti e scontri anche fisici tra chi imponeva il blocco delle lezioni e chi voleva continuare a studiare. Il dirigente scolastico Carlo Pedretti aveva di conseguenza invitato i docenti a raccogliere prove sui responsabili dei disordini: un paio di settimane fa erano quindi iniziati i consigli di classe, con la partecipazione dei rappresentanti degli studenti e dei genitori che, come piccoli tribunali scolastici, avevano cominciato a valutare i primi casi di violenza. Si era già arrivati a decidere alcune sanzioni, fino a dodici giorni di sospensione, ma a questo punto scattava la rivolta degli occupanti che contestavano i provvedimenti e presentavano una lista di cento testimoni pronti a discolpare i compagni sotto procedimento disciplinare. A questo punto le riunioni dei consigli di classe proseguivano, ma solo per svolgere gli scrutini di fine quadrimestre. I procedimenti disciplinari venivano bloccati, ed ora si dovrà decidere come superare la situazione di stallo in cui si trova la scuola.
Il clima nel liceo di via Goito, insomma, resta teso, e i responsabili dell’occupazione violenta della fine dello scorso anno sembrano più che mai attivi, decisi a tutti i costi a non spostarsi di un millimetro dalle loro posizioni. Basti pensare al braccio di ferro tuttora in atto tra gli stessi e un gruppo di allievi con simpatie di destra che hanno chiesto un’aula per riunirsi. La presidenza è d’accordo, ma gli studenti che fanno riferimento al «Cantiere» no. «Una posizione assurda – dice il portavoce del gruppo di destra –. Noi non abbiamo nulla a che fare con Forza Nuova, vogliamo solo avere il diritto di riunirci a scuola per discutere, senza alcuna contrapposizione».