Tenco, un mistero che non c’è «Fu suicidio, il caso è chiuso»

Ieri la riesumazione della salma, a 39 anni dalla morte del cantante: l’autopsia scioglie ogni dubbio. Il pm: «Nessuna responsabilità di altre persone»

da Acqui Terme

Le prime risposte che arrivano dall’autopsia sulla salma di Luigi Tenco bastano a offrire alcuni punti fermi, e chiudono il caso. Non esiste un giallo sulla morte del cantautore trovato morto nella sua stanza d’albergo a Sanremo (39 anni fa) dopo l’eliminazione dal festival ma occorrerà attendere gli esiti definitivi dell’autopsia. La tesi del suicidio era stata infatti messa in discussione e la procura di Sanremo aveva deciso di riaprire il vecchio fascicolo, chiuso forse troppo frettolosamente nel 1967 dai colleghi. Ma dopo gli esami di ieri, senza bisogno di attendere i canonici 60 giorni che in genere si riservano gli specialisti prima di trarre le loro conclusioni, il magistrato ha detto che «il caso è chiuso, si è trattato di suicidio, non ci sono responsabilità di terzi».
Ieri, nel piccolo cimitero di Ricaldone, sulle colline vicino Acqui Terme, in provincia di Alessandria, è stata riesumata la salma dell’artista. E dopo 39 anni, il corpo di Luigi Tenco è ancora in buono stato di conservazione. Lo hanno verificato i periti che hanno poi eseguito l’esame autoptico disposto dal procuratore di Sanremo, Mariano Gagliano. In considerazione dello stato della salma, gli stessi medici legali hanno confermato la possibilità di ottenere indicazioni utili dall’esame. Sulla fronte il cadavere di Tenco portava ancora la fascia bianca che gli era stata messa per nascondere il foro del colpo di pistola.
Per prima cosa i periti hanno fatto una radiografia per localizzare il proiettile. All’epoca del suicidio la salma non era stata sottoposta ad autopsia. Ma questo esame effettuato sulla salma di Luigi Tenco ha escluso la presenza di proiettili. Nella parte sinistra del cranio è stato invece trovato il foro di uscita della pallottola. Su questo punto nessuno ha avuto dubbi. «Il foro di sinistra sembrerebbe compatibile con quello di uscita del proiettile, almeno dal primo rilievo. Comunque prima di pronunciarsi con certezza bisogna terminare gli accertamenti», ha infatti commentato Renzo Celesti, direttore dell'Istituto di Medicina legale di Genova, e perito della famiglia di Luigi Tenco. Ma i periti non si sono accontentati. Sono stati prelevati campioni di tessuto della mano e tempia destra di Tenco da sottoporre alla prova dello «stub», per verificare la presenza di tracce di polvere da sparo. Il particolare era importante proprio perché inizialmente si era ritenuto che il foro di sinistra fosse quello di entrata del proiettile. Infatti a sollecitare la riapertura del caso era stato chi, a sostegno dell'ipotesi che si potesse essere trattato di omicidio e non di suicidio, ricordava che Tenco non era mancino.
Il procuratore capo di Sanremo Mariano Gagliano, in una pausa degli accertamenti sulla salma, aveva inizialmente lasciato aperto un piccolo spiraglio, un margine di dubbio: «Non sono ancora chiare le risultanze, ora non posso dire cose che poi potrebbero risultare errate». Ma più tardi, in serata, confortato da altri particolari, ha chiuso il caso: «Tutti gli elementi - ha spiegato Gagliano - il foro di entrata e il foro di uscita del proiettile confermano l'ipotesi del suicidio. Il proiettile sarà in qualche busta abbandonata in un cassetto. Comunque il caso è chiuso, lo dico in piena consapevolezza».