La tendenza Regola numero uno: risparmiare. E arriva un’ondata di pellicole con cani protagonisti

Meglio un cane attore, che un attore cane. La conferma di questa linea di pensiero viene da Hollywood, che mai come ora, durante la crisi più severa dal 1929, preferisce ingaggiare i quattrozampe per pellicole a misura di famiglia. E se in «Io & Marley», blockbuster da Natale, un nevrotico labrador surroga gli inesistenti rapporti umani dei padroni («nessun umano ti accetta come sei», sospira Owen Wilson, che corre a perdifiato sulla «Bau Beach» di Miami, dietro al suo cucciolo) e la protagonista, Jennifer Aniston, danza col bestione, «Hotel Bau» (fessa traduzione di «Hotel for Dogs») dimostra come gli studios possano fare a meno di bipedi sindacalizzati e cocainomani (con quello che costano... senza contare i tentativi di suicidio, vedi quello, recente, di Owen Wilson, abbandonato da Kate Hudson). Finiti i tempi delle vacche grasse, sono arrivati i magri cagnetti di «Beverly Hills Chihuaua», con Drew Barrymore pronta a dare almeno la voce alla viziatissima cagnolina messicana Chloe, detestabile quanto i minicani da borsetta, spesso sfoggiati da Paris Hilton ed Elisabetta Canalis, vittime della moda. Neanche un’icona del Tibet come Richard Gere è sfuggita alla cinomania, girando «Hachiko: A dog’s Story» (diretto da Lasse Hallstrom), film ispirato alla storia vera d’un professore universitario, che adotta un cane e poi lo tratta come un figlio. In quest’anno da cani, Jeff Bridges non si è fatto mancare «A dog Year», mentre Steven Spielberg prepara il suo «Tintin», dal celebre fumetto anni Trenta. Non sarà vera gloria, ma intanto è autentico risparmio.