Teneri sbandati sul Lungomare di Costanzo e Britti

Il nuovo musical racconta le storie di una banda di giovani guidati da un Socrate di periferia

Enrico Groppali

da Roma

Come definire Lungomare, il neo-musical scritto a quattro mani da Maurizio Costanzo e Alex Britti? Non certo come la risposta italiana ai prodotti di Broadway ma piuttosto come il tentativo, colorato e ingenuo, di adeguare un copioncino a mezza via tra la fiction televisiva e l'inchiesta da settimanale rosa sui sogni e le contraddizioni di una certa fascia giovanile, priva di strumenti culturali come di risorse economiche, ai moduli collaudati del teatro d'intrattenimento. La breve storia o pretesto narrativo si snoda a Ostia, sede privilegiata del Lungomare del titolo proiettato sulle tre pareti della scatola scenica grazie alle immagini formato Cinemascope sapientemente scelte da Mario Catalano. Sul palco nudo abitato da una fauna che, nei (preistorici) anni sessanta l'archeologica Tv di allora avrebbe popolato dei Collettini & Collettoni di Rita Pavone e che oggi invece trasuda di stivaloni da cowboy e acconciature megagalattiche stile Madonna prima maniera per le girls e di jeans acquamarina sapientemente sdruciti per i boys senza arte né parte, si snoda la breve istoria. Dove i giovani sono figli di genitori in galera per droga o furto aggravato, colpevoli di aver lasciato allo sbando tanto tenera prole. Il tutto trova il suo punto di forza nell'evocazione, in punta di penna, del ratto di una bimba di quattro anni, vittima del solito pedofilo, alla fine fortunosamente recuperata dal suo aitante fratellone, capobranco del gruppo di questi nuovi Poveri ma belli. Che si muovono assecondando i consigli disinteressati di un piccolo Socrate di periferia dai gesti più pasoliniani che aggraziati che, ahi lui, finirà morto ammazzato nel corso del salvataggio di Luana, la sorellina di Roberto. Capo per eccellenza del popolo dei piccoli, ma teneri, sbandati su cui Costanzo si sofferma con affetto e una punta di nostalgia. La graziosa bolla di sapone avvolta nella confezione-regalo della regia gradevole e linda (fin troppo) del veterano Patrick Rossi Gastaldi, piccolo re delle piccole saghe familiari del nostro teatro leggero, è agìta con freschezza e immedesimazione dal gruppo degli Amici che da anni partecipano a Buona domenica. Mentre le musiche suadenti e indiavolate di Britti ci fanno scordare, col richiamo all'estate, le delusioni e i rigori di questo rigido inverno.

Lungomare, al Parioli di Roma, fino al 15 gennaio)