«Tenete fuori i bimbi dalle questioni degli omosessuali»

(...) invece, il presidente nazionale Arcigay, Aurelio Mancuso, si è detto «stupito per la polemica visto che i siti in questione sono stati realizzati in collaborazione con il governo e con organismi della comunità europea e fanno parte di progetti internazionali di educazione».
Annuncia querele Mancuso. Anticipa che chi ha definito i siti delle associazioni «pedopornografici» (non il Giornale) dovrà risponderne: «Le associazioni si metteranno insieme e presenteranno querela», annuncia. E anche Alberto Villa, portavoce del comitato Genova Pride, gli fa eco. Ma il lavoro dei giudici sarebbe già iniziato. E non nel senso che intende Mancuso. La magistratura, infatti, avrebbe intanto già aperto un’inchiesta a seguito delle denunce del consigliere del Pdl Nicola Abbundo, che per primo ha sollevato la questione, andando egli stesso a ispezionare i siti indicati nei depliant consegnati alla Biblioteca De Amicis.
Il tema dell’equilibrio nelle comunicazioni è stato affrontato dal ministro Meloni anche nel corso dell’intervento al convegno. «Bisogna stare attenti nel dire che tutto diventa omofobia - ha detto il ministro -, non si può accusare qualcuno di omofobia soltanto perché è contrario al matrimonio gay o all’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali». E ha aggiunto: «Bisogna puntare sull’amore più che sull’aspetto fisico, io dico no a ostentazioni carnevalesche. Un comportamento più attento alla sfera affettiva aiuterebbe la realtà omosessuale, al contrario situazioni come quelle denunciati dal Giornale non l’aiutano. E parlo di educazione sentimentale».
L’incontro tra il ministro Meloni e Mancuso è avvenuto ieri a Genova, nella sala del Munizioniere, al Ducale dove si è svolta una breve conferenza sul disagio giovanile e l’omofobia. Mancuso ha chiesto al ministro di farsi artefice di una legge contro l’omofobia, per inserire anche gay e lesbiche nelle minoranze da tutelare, ma il ministro Meloni, che ha dato il patrocinio all’incontro, ha ammesso che su questo tema si deve andare cauti. Insomma, no ai reati di opinione anche in caso di opinioni sull’omosessualità. È questa l’indicazione espressa dal ministro. «La parola omofobia in Italia significa un sacco di cose. Io sono stata tacciata di essere omofobica - ha detto la Meloni - perché non sono d’accordo sulla adozione da parte delle coppie omosessuali. Bisogna capire di che tipo di reato stiamo parlando, perché se si configura come reato di opinione, se significa che non si può più dire che non si è d’accordo con il movimento omosessuale, chiaramente io non sarei d’accordo».