«Tengo vivo il tango di Piazzolla, il pop non è più per me»

MilanoMilva e il tango, o meglio Milva e Astor Piazzolla. Una passione, un’ossessione, un’amore fedele da 30 anni. La femme fatale della canzone italiana trasforma Piazzolla in un’araba fenice; ora lo riveste coi colori dell’Orchestra Milano classica, ora con sapori jazz, e lunedì e martedì ne rinnova il mito al Blue Note di Milano con l’Ensemble Tangoseis.
Insomma il tango l’ha proprio stregata.
«Non amo particolarmente il tango classico alla Gardel, io ho perso la testa per quello di Piazzolla che gli ha dato una nuova impronta con armonie complesse, improvvisazioni, fughe, incursioni nel jazz, nella classica e nella cultura popolare».
Un amore a prima vista?
«Sì, iniziai in Italia, cantando alla Rai la sigla di Palcoscenico ma non se ne accorse nessuno. Così andai in Francia, dove i gusti erano più raffinati. Peter Brook mi chiamò a Parigi e Piazzolla mi volle come cantante del suo gruppo. Al Les Bouffes du Nord fu un trionfo, dall’Italia arrivavano personaggi come Gianni Agnelli ad ascoltarmi».
Non diventa un’abitudine?
«I temi di Piazzolla sollecitano continuamente i sensi, sono una sfida al rinnovamento. Conservo tante sue partiture inedite che prima o poi pubblicherò».
E Milva cantante leggera?
«Ho fatto l’album con Faletti ma non ha avuto successo, ormai ho un altro pubblico, e le canzoni in giro sono tutte uguali».
Mina ha inciso arie classiche.
«Io l’ho fatto quindici anni fa con James Last».
Ha seguito Sanremo?
«Si, anche se dei miei Sanremo non si ricorda nessuno. L’unico che mi ha entusiasmato è Renga. Lui sì che usa la voce in modo diverso e, secondo me, potrebbe cantare arie classiche».
Lei si considera una intellettuale fuori dalla mischia.
«No, purtroppo non ho studiato. Da Goro ho dovuto spostarmi a Bassano del Grappa per finire le elementari. Ho frequentato intellettuali e grandi maestri che mi hanno insegnato ad amare arte e cultura».
E lei ha imparato bene.
«Per lavorare con Strehler ho dovuto leggere e capire Brecht e Proust. Non sono una intellettuale ma una cantante artista che ha fatto cose di un certo livello».
Oltre al tango su cosa è impegnata?
«Il 19 marzo a Cagliari riprendo le recite della Variante di Lunenburg di Maurensich, poi debutterò ne La visita della vecchia signora di Durrenmatt».
E della Milva «leggera», o di quella che ancora si chiamava Sabrina che rimane?
«I ricordi di un inizio difficile. Non volevo fare la cantante ma dovevo mantenermi e il destino ha deciso per me vincendo un concorso di voci nuove».