Tennis: Wimbledon

Erano sette anni che c’erano solo loro, Federer e poi Nadal, e poi Federer contro Nadal. Sette anni e quattro mesi, per l’esattezza, e allora non poteva accadere che a Wimbledon, nel Tempio, che il tennis cambiasse era, che il trono cambiasse padrone.
Novak Djokovic è il nuovo numero uno della classifica mondiale, anche se in realtà ha solo coronato il primo sogno, «perché è da quando cominci a giocare che sogni di essere in finale sul campo centrale di Wimbledon». Poi adesso ce ne saranno altri, magari vincere, però nel frattempo il ranking è già aggiornato, qualunque cosa succeda domani, qualunque sia il prossimo proprietario di quella coppa che 125 anni fa valeva dodici ghinee ma che ora significa più del milione e passa di sterline che finisce nelle tasche di chi la bacia. Significa tutto.
Già. Novak Djokovic ha finito di scherzare, basta imitazioni dei colleghi negli spogliatoi, testa sul campo e sui sogni da bambino: chi lo puo fermare? Lo ha fatto quest’anno solo Federer, nella semifinale del Roland Garros, ma il re ormai è nudo e allora ecco il nuovo re. Nole, che una volta battuto Tsonga, in un match vinto in quattro set ma che invece poteva finire in tre - se non avesse avuto il braccino sul 6-5 e servizio -, si è buttato sull’erba come se già tutto fosse già finito. Perché lui, in fondo, ha già vinto: «È impossibile realizzare i propri sentimenti in così pochi attimi, posso solo dire che il tennis è uno sport individuale, ma senza la tua famiglia, senza le persone che ti stanno attorno, niente sarebbe possibile». Magari anche battere i problemi alimentari per diventare più forte, il più forte: «Ci sono momenti della vita in cui tutto quello che hai fatto ti passa davanti. Ecco: quello che una volta sembrava incredibile adesso non lo è più. E questo è davvero incredibile».
In fondo lo dicono anche i numeri: Novak Djokovic diventa il primo del regno del tennis a 24 anni, un mese e 11 giorni, praticamente la stessa età che aveva Mats Wilander quando salì sulla cima del ranking nel 1988. È il venticinquesimo numero uno del mondo ma soprattutto il primo che lo diventa dopo Wimbledon, se si escludono quelli che lo sono ridiventati. Insomma: la sua è stata un’impresa, e pensare che non ha ancora vinto.
Perché adesso il sogno, il prossimo, è battere Rafa, uno che non ha pietà. Non l’ha avuta neppure con Andy Murray, l’ennesimo predestinato a ereditare lo scettro di Fred Perry ma che lascia la Gran Bretagna ancora senza successo nel torneo di casa dal 1936. Dicevano ieri mattina a Wimbledon, scherzando (ma non troppo): «Se Andy vincerà sarà un successo britannico, se invece perde è tutta una sconfitta scozzese». Così è stato, forse anche perché pure gli inglesi non hanno le idee chiare: per dare i consigli giusti a Murray su come arrivare fino in fondo, hanno infatti chiesto aiuto a Tim Henman, ovvero uno buttato fuori quattro volte in semifinale. Appunto.

Risultati semifinali uomini: Djokovic b Tsonga 7-6, 6-2, 6-7, 6-3; Nadal b. Murray 5-7, 6-2, 6-2, 6-4.. Oggi finale donne (ore 15, diretta Sky): Sharapova-Azarenka