Da tennista prodigio a suora: Andrea Jaeger si racconta

Da ragaza prodizio del tennis mondiale alla conversione. La felicità di assistere i bambini malati di cancro

Londra - Nel circuito del tennis imperversavano droghe e steroidi, il padre-allenatore la prendeva di continuo a botte: in un'intervista-confessione l'americana Andrea Jaeger, ragazza-prodigio della racchetta all'inizio degli Anni Ottanta, racconta perché è contenta di aver mollato lo sport agonistico e come ha trovato la felicità assistendo i bambini malati terminali di cancro e facendosi suora.

Parlando con un giornalista del tabloid londinese 'Mail on Sunday' che l'ha raggiunta in Colorado, Sister Andrea (questo il suo nome da quando nel 2006 è diventata suora anglicana) ha spiegato che Roland, il padre-allenatore di origine tedesca, ebbe un ruolo importante nella sua decisione di chiudere con il tennis malgrado fosse arrivata alle vette di quello sport diventandone ad appena 16 anni la numero due mondiale in campo femminile: "E' molto difficile - dice - quando un genitore ti fa da allenatore perché si perde l'affetto familiare. Papà era stato allevato in Germania a cinghiate e voleva insegnarmi allo stesso modo la morale e i valori. Io invece queste cose le ho imparate non dalle botte ma da Dio".

Nato nel giugno del 1965 a Chicago in una famiglia povera dove però entrambi i genitori praticavano con passione il tennis, l'ex tennista-prodigio conferma nell'intervista che nel 1983 il giorno prima della finale di Wimbledon contro Martina Navratilova - da lei persa in meno di un'ora per 6-0 e 6-3 - ebbe un furioso, devastante litigio con il padre ex pugile, morto qualche anno fa. Quella fatidica vigilia Andrea scappò via dal padre - molto scontento di come la figlia si fosse preparata alla finale di Wimbledon - e si rifugiò nel vicino appartamento della Navratilova che però la degnò appena di uno sguardo: "Martina non si mosse nemmeno dalla poltrona. Era concentrata a sviluppare i suoi istinti-killer per la partita del giorno dopo. Mi offese il fatto che per lei il match era più importante della vista di una ragazzina nei guai".

Sister Andrea non sa se senza il litigio con il padre sarebbe stata o no in grado di tener testa alla Navratilova ma di sicuro non mostrò alcuno spirito combattivo nella finale di Wimbledon e quattro anni dopo quella clamorosa, sonora sconfitta si ritirò completamente dal tennis professionistico, in seguito ad un incidente alla spalla sofferto all'Open di Francia nel 1984. A più di vent'anni di distanza suor Andrea non ha il minimo rammarico per aver abbandonato il circuito internazionale del tennis, un mondo dove alla sua epoca circolavano cocaina e steroidi.

"Io - puntualizza - rifiutai l'offerta delle droghe e dissi no anche agli steroidi perché il mio problema non era quello di durare più a lungo ma di trovare una via di uscita". Una volta lasciato il tennis, l'ex ragazza prodigio usò i soldi guadagnati grazie alla racchetta per dar vita in patria ad una ente di beneficenza - Little Star Foundation - che si occupa di bambini malati terminali di cancro. Questo impegno le ha fatto incontrare Dio e l'ha spinta a studiare teologia e a diventare suora. "Non sono mai stata felice come adesso. A casa mia nessuno era religioso ma io ho sempre detto le mie preghiere e ho sempre saputo che Dio esiste e che io e Lui siamo amici", confida al 'Mail on Sunday'. Nella sua nuova vita di monaca anglicana dell'ordine domenicano l'ex fuoriclasse della racchetta si alza alle 4 del mattino, prega per un'oretta e alla 6 è pronta per una nuova, intesa giornata di lavoro. Di abiti da suora ne ha tre. Ma non li indossa sempre. "Diventano rapidamente sporchi e ci rimango spesso impigliata quando prendo l'autobus o salgo su una scala mobile".