Tensione ad Assisi, Cicchitto fischiato dalla platea di An

Il vicecoordinatore azzurro difende l’appoggio alla Destra di Storace: "Non accettiamo ultimatum, così non andrete da nessuna parte". Poi i colonnelli cercano di mediare

nostro inviato ad Assisi
Si gioca duro e senza rete, al meeting aennino di Assisi. E così, dopo due giorni di confronto a distanza tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sulla strategia futura del centrodestra, i malumori a lungo covati vengono allo scoperto e si indirizzano, fragorosamente, contro Fabrizio Cicchitto, ovvero contro un ospite che qui dovrebbe essere una sorta di parente politico acquisito.
La scena è inedita nella storia dei rapporti interni al centrodestra. Al vicecoordinatore di Forza Italia non piacciono le accuse che dal palco muovono Italo Bocchino e Carmelo Briguglio, convinti - come tanti altri nel partito - che dietro il passaggio di Daniela Santanchè con Francesco Storace ci sia la regia di Silvio Berlusconi. Cicchitto dunque prende la parola e replica, fra i fischi e gli insulti della platea: «Ma dove pensate di andare? Dove pensate di andare con i plotoni di esecuzione che in nome del partito unico prendono a randellate Berlusconi? Non andate da nessuna parte. Noi non accettiamo ultimatum. Ma davvero credete che Berlusconi si sia speso per far crescere Storace?», chiede Cicchitto, stupito prima ancora che furioso. E dalla platea dei militanti di An arriva un sì collettivo che fa salire ancora di più la temperatura. «Ma che mi avete invitato a fare - replica l’esponente azzurro - se dovete fischiarmi invece che ascoltare?». L’«insinuazione» di Bocchino è, in realtà, la fotografia autentica dello stato d’animo di un partito che non nasconde la rabbia per quell’abbandono che giudica a tutti gli effetti uno sgarbo, un’offesa a tutta una comunità. Un sentimento che offusca la mente, tant’è che prima Altero Matteoli, poi gli altri dirigenti presenti spendono parole concilianti per esorcizzare una rottura definitiva, che l’annuncio fatto da Fini, «così le strade possono dividersi», rischia di tramutare in realtà. Alla fine del convegno sono Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri a provare a tessere la tela della pace. Lo fanno conversando con Maurizio Belpietro, nell’intervista finale. Ma la ricucitura non riesce del tutto. «Oggi abbiamo assistito a un processo», tira le somme il direttore di Panorama. «Non c’è stata nessuna rissa. Forse tu e Cicchitto siete venuti qui un po’ troppo caricati», replica La Russa mentre Belpietro minaccia di alzarsi e andarsene. E intanto la platea fischia, partecipa al confronto-scontro restando attonita e salutando con un’ovazione le parole di Ferdinando Adornato. «Se per caso non ritrovassimo il principio unitario assisteremmo alla scomposizione del centrodestra» avverte il parlamentare azzurro. «Non sono d’accordo con Cicchitto quando dice ad An che così non va da nessuna parte: è un ragionamento infantile, perché nessuno di noi da solo va da nessuna parte».
Ma alla fine i due padroni di casa riescono a spegnere i tanti fuochi accesi durante la giornata. «Siamo certi che la nostra chiarezza darà frutti - diffonde ottimismo La Russa - e che fiorirà il seme positivo di unità che noi oggi qui seminiamo. Dobbiamo aver pazienza, dare qualche giorno di tempo a Forza Italia e a Berlusconi, perché loro sono in queste ore impegnati in un enorme sforzo propagandistico, con la raccolta delle firme, e non possiamo pretendere da loro una riflessione politica». Maurizio Gasparri, a sua volta, confida che «la frattura si ricomporrà». «C’è tempo fino a gennaio e la nostra non è una diffida, ma una sfida agli alleati a riflettere su temi concreti», dice.
«La Cdl non è finita», garantisce anche Altero Matteoli, che però chiede a Berlusconi di convocare «un tavolo per una nuova strategia» e di «non giocare il ruolo di portiere e centravanti, senza avvalersi della squadra». Ma nella mente di tutti resta la fotografia di uno scontro durissimo, un incidente diplomatico che potrà essere superato soltanto rimettendo subito in moto la macchina del dialogo.