La tensione dei Bloc Party all’Alcatraz

Nell'inverno 2006, ai tempi del loro riuscito album d'esordio Silent Alarm, la stampa musicale britannica non parlava altro che dei Bloc Party, il quartetto del cantante-chitarrista anglo-nigeriano Kele Okoreke, di Gordon Moakes (basso), Russell Lissack (chitarra) e Matt Tong (batteria), in concerto stasera all'Alcatraz di via Valtellina 25 (ore 21, ingresso 22 euro; gruppo di spalla: Biffy Clyro). Etichettati come «new new wavers», gli adrenalinici londinesi stupirono un po' tutti perché suonavano originali pur mescolando diverse generazioni di musica alternativa (gli andamenti sincopati dei Blur di «Parklife»; l'angoscia esistenziale del Cure Robert Smith; le ritmiche pulsanti dei New Order) con il presente. E, cioè, con un approccio - il più delle volte - dance e con «groove» al rock. Quasi fossero una formazione techno che sale sul palco con le chitarre elettriche, anziché con sintetizzatori e computer portatili. Con il nuovo «A weekend in the City», li ritroviamo più o meno sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda musicale, ma decisamente più cupi e «arrabbiati» nei contenuti. «Queste canzoni - hanno detto - cercano di comprendere il significato che pulsa sotto i momenti del nostro quotidiano, traboccanti di tensione, paranoia, tristezza, amore. E di spiegare come la vita in città sia diventata così spiazzante».