Tensione in Irak: adesso si teme un colpo di Stato

Un leader sciita: «C’è un progetto per sostituire l’esecutivo di Al Maliki con uno di salvezza nazionale»

Nicola Greco

Voci di un imminente colpo di Stato in Irak si sono diffuse ieri a Bagdad. Lo scopo sarebbe quello di rovesciare il primo ministro iracheno sciita Nouri al-Maliki: lo scrive il Washington Post, che cita come fonte della notizia il leader sciita Hadi al-Amiri.
Al-Amiri, un influente parlamentare del più forte schieramento politico iracheno, durante un discorso nella città santa di Najaf ha detto che c’è un progetto per sostituire l’attuale esecutivo «con un governo di salvezza nazionale, che noi definiamo il governo di un colpo di Stato militare». Un nuovo governo, ha aggiunto Al-Amiri, significherebbe «cancellare la Costituzione, annullare i risultati delle elezioni e tornare alla situazione di partenza... Noi non possiamo accettarlo». Il leader sciita non ha fornito altri particolari sulle voci, che hanno provocato allarme tra gli sciiti.
Al-Amiri è anche anche un alto funzionario dell’Organizzazione Badr, il braccio armato del Consiglio supremo della rivoluzione islamica in Irak, che è la formazione più importante della coalizione dei partiti politici sciiti che governano il Paese.
Le voci di un colpo di Stato sono state riprese in un sermone tenuto alla moschea di Fatima, sempre a Najaf, da Sadr al-Din al-Qubanchi: «Dobbiamo proseguire il processo politico e costruire un nuovo Irak», ha detto l’esponente religioso, aggiungendo che «non c’è spazio per un governo di salvezza nazionale o per un colpo di Stato militare».
Nel frattempo il comando militare statunitense in Irak ha annunciato che quattro marines sono stati uccisi in combattimento con i nemici nella provincia occidentale di Anbar. Si tratta di tre uomini della Prima divisione corazzata e di un quarto del Regional Combat Team 5. Queste perdite fanno salire a 2.573 il numero dei militari americani uccisi in Irak dall’invasione del marzo 2003.
Il comando Usa ha comunicato anche di aver ucciso 33 ribelli domenica scorsa, a Musayyib, 70 km a sud di Bagdad, in una battaglia a cui hanno partecipato anche truppe irachene.
L’esercito americano ha inoltre annunciato che che rafforzerà le misure di sicurezza a Bagdad, riposizionando 3.700 soldati provenienti da altre regioni dell’Irak. La 172esima Brigata Stryker, che avrebbe dovuto lasciare il Paese dopo un anno di missione, sarà spostata dal nord dell’Irak nella capitale, ha detto il generale George Casey Jr., comandante capo delle truppe Usa in Irak. «In questo modo l’unità di maggiore esperienza potrà sfruttare la nostra logistica più mobile per sostenere il nostro sforzo principale», ha precisato Casey.
Nuove misure di sicurezza erano state annunciate questa settimana dal presidente americano George Bush, per combattere la violenza tra fazioni sciite e sunnite, considerata ora molto più pericolosa dell’insurrezione sunnita.