Tensione Pakistan-India Processo di pace a rischio

Si dimette Shivraj Patil: &quot;Ho una responsabilità morale nell'accaduto&quot;. Il terrorista arrestato: &quot;Inviati per colpire gli israeliani&quot;. <a href="/a.pic1?ID=310069" target="_blank"><strong>Il piano: uccidere 5mila persone</strong></a>. Il governo di Gerusalemme: <a href="/a.pic1?ID=310287" target="_blank"><strong>noi nel mirino della jahad mondiale</strong></a>

Mumbai - Gli attacchi di Mumbai potrebbero gettare un’ombra sul processo di pace e dialogo tra India e Pakistan. Il governo di Manomahan Singh potrebbe decidere di sospendere il processo avviato nel 2004 anche nel tentativo di dare un segno a chi, soprattutto tra l’opposizione, continua a premere affinché si mandi un forte mnessaggio al Pakistan. "Il governo sta valutando opzioni che possano almeno mostrare che sta agendo" rivelano fonti vicine alla leadership indiana, sottolineando come Singh sia convinto che "il Pakistan non ha mantenuto la promessa fatta al più alto livello di mettere fine al terrorismo diretto in India". Così all’interno del governo c’è chi crede che l’India debba sospendere il dialogo, passo che era stata quasi fatto quando quattro mesi fa era stata attaccata l’ambasciata di Nuova Delhi a Kabul. "Una serie di incontri ad alto livello si svolgeranno nei prossimi giorni per decidere quello che si dovrà fare".

Dimissioni al governo Cadono le prime teste in India dopo la conclusione del dramma di Mumbai, dove quasi duecento persone sono state uccise in un attacco terroristico che si è protratto per circa 60 ore. Oggi si sono dimessi in rapida successione il ministro dell' interno Shivraj Patil e il consigliere per la sicurezza nazionale M.K.Narayanan. Secondo i mezzi d'informazione indiani, il prossimo a dimettersi sarà Vilasrao Deshmuk, il capo del governo provinciale del Maharastra, la provincia di cui Mumbai è la capitale. Tutti i dimissionari sono membri del Congresso (I), il principale partito della coalizione di governo. Il più grande partito di opposizione, il Bharatiya Janata Party (BJP), ha affermato che si tratta di "troppo poco, troppo tardi". Cresce intanto l' indignazione dei cittadini contro l' incapacità dei politici di garantire la sicurezza dei cittadini e di risolvere il problema dei rapporti col vicino Pakistan. Per il secondo giorno consecutivo, centinaia di persone hanno manifestato oggi contro "la passività" e la "corruzione" dei politici davanti all' albergo Taj Mahal di Mumbai, teatro ieri dell' ultimo atto del dramma, quando i commandos indiani hanno abbattuto gli ultimi terroristi.

"Inviati anche per colpire gli israeliani" Azam Amir Kasab, l'unico dei terroristi che hanno seminato terrore e morte a Mumbai catturato vivo, ha detto agli investigatori indiani che alcuni abitanti della città hanno fornito aiuto per condurre gli attentati e rivelato alla polizia nomi e indirizzi di almeno cinque persone complici del gruppo di fuoco. Lo scrive oggi il Times of India nella sua edizione on line. Secondo non meglio precisate fonti citate dal giornale, questi 'basisti' locali hanno fornito alloggio ai terroristi, li hanno portati in giro per far conoscere loro la città, hanno fornito loro informazioni sui commissariati di polizia e sui posti di blocco.
Il gruppo è stato inviato anche con la specifica missione di colpire cittadini israeliani per "vendicare le atrocità commesse contro i palestinesi". Ed è per questo, avrebbe sempre detto Kasab, che i terroristi hanno preso d'assalto il centro ebraico alla Nariman House. Il ministero degli esteri israeliano ha reso noto ieri che sono in totale nove i cittadini israeliani uccisi negli attentati di Mumbai. Kasab, hanno riferito ieri i media indiani, ha detto di essere un militante del gruppo integralista Lashkar-e-Taiba, basato in Pakistan e molto attivo nella regione contesa del Kashmir.

Il proprietario del Taj Mahal: "Eravamo stati avvertiti" In una intervista che verrà trasmessa dalla Cnn e che è riportata dalla stampa indiana, il proprietario dell'Hotel Taj Mahal, Ratan Tata, afferma che erano stati ricevuti avvertimenti circa possibili attacchi terroristici, e confessa che le misure adottate erano state alleggerite poco prima della presa di ostaggi. Ratan Tata è il presidente del gruppo Tata e uno degli uomini più ricchi del mondo."Suona tristemente ironico il fatto che noi abbiamo ricevuto certi avvertimenti e che misure di sicurezza erano state adottate", ha detto Tata senza spiegare in che cosa consistessero questi avvertimenti. I provvedimenti presi, come il divieto di parcheggiare nel portico dell'albergo e i metal detector per tutti coloro che volevano entrare, erano stati alleggerito poco prima che i terroristi dessero inizio al loro piano. Ma - conclude Tata, nell'intervista - anche se tutte le misure di sicurezza fossero state adottate a puntino, non sarebbe stato possibile evitare che i terroristi prendessero l'albergo. "Loro sapevano quello che facevamo, e infatti non sono passati dal davanti. Tutte le misure di sicurezza prese erano sulla facciata dell'albergo. I terroristi hanno pianificato tutto con precisione, e infatti sono entrati dalle cucine".