Tensione Samp. Garrone: «Uniti o me ne vado»

È il momento per tutte le persone, legate alla Sampdoria, di unirsi e fare gruppo con la società e con la squadra, e creare le condizioni per evitare che da parte mia e della mia famiglia ci sia un disamoramento». Parole chiare quelle del patron della Samp, Riccardo Garrone, che proprio nel periodo più buio per la società è tornato a parlare dell'ipotesi di lasciare la guida della società, rimpallando altrove la responsabilità di un eventuale addio. «La Sampdoria passerà momenti ben più duri di quelli che alcuni dicono stiamo passando adesso - ha aggiunto Garrone -. Lo stadio in una città come Genova, ha un valore strategico. Se tutta la politica, non dico solo il sindaco, non si mette insieme per individuare dove fare il nuovo stadio, io vedo tempi grami per le due società genovesi».
«Quando c'è burrasca si sta male, quando c'è il sole, non eccessivo, si sta bene - ha detto Garrone - ho un cuore e sono di carne ed ossa anch'io, non sono un umanoide». Un disincanto senz'altro dovuto più che alla crisi di una Samp fatta di vittorie latitanti e tifosi in rivolta contro la gestione della squadra, alle vicende che si sono succedute nelle ultime settimane. Dall'addio di Cassano e Pazzini, ancora avvolto nel mistero ma che lascia di fatto la squadra in condizioni precarie proprio in vista del derby, alle contestazioni della tifoseria, sfociate anche in atti di violenza con l'assalto alla redazione di una televisione locale.
Insomma, un clima incandescente in casa Samp, al quale il pubblico e lo stesso presidente non sono abituati, e che segue di qualche settimana il casus belli generato con la cessione dei due pupilli (Cassano e Pazzini) e lo scivolone nella seconda metà della classifica, dalla quale risalire sembra sempre più difficile. «Lo hanno avuto tutte le squadre - spiega Garrone, parlando del malessere della società blucerchiata - abbiamo forse iniziato presto la preparazione, per le qualificazioni di coppa dei campioni. C'è stato qualche cambiamento, ora bisogna formare la determinazione individuale e di gruppo per tornare a posizioni in classifica molto più alte di quelle in cui ci troviamo». Ripartendo però con piena fiducia nel mister, Mimmo Di Carlo, più volte criticato nelle ultime settimane. «Di Carlo è stato criticato da altri - ha specificato il presidente della Samp - ma la responsabilità della società e della squadra è la nostra. È legittimo esprimere opinioni purché queste rimangano tali».
Ma un movimento d'opinione, in realtà, è già nato qualche giorno fa con l'annuncio, da parte di un gruppo di avvocati di fede blucerchiata, di una class action nei confronti della Sampdoria. Il gruppo lamenta di aver pagato un abbonamento per vedere nello show i due ex gemelli del goal, Cassano e Pazzini, per poi trovarsi una squadra in sostanza priva dei due a metà stagione. «La class action? - risponde Garrone - Ho visto che tra i promotori c'è anche un avvocato. La facciano, la facciano pure». Un po' di amarezza? «Certo, c'è senza dubbio - continua Garrone - due vicende come quella di Cassano e Pazzini, che non sono ancora note e comprese e non si sa ancora come sono avvenute, mi hanno dato grandissima amarezza». Poi l'affondo. «Perché non andate a chiedere a Cassano perché ha detto che racconterà tutta la vicenda tra 10 anni? Sembra quasi che lo abbia violentato, anche fisicamente. Non credo che sia facile violentare Cassano. Questa è una vicenda molto brutta e non vorrei essere io stuzzicato a raccontare qual è la storia veramente accaduta».