La tensione sfocia nel sangue Silvio ferito in piazza Duomo

Milano Silvio Berlusconi ferito al volto in piazza Duomo. Stava firmando autografi e salutando la folla, come sempre dopo un comizio. Si era fermato anche ieri sera, nella sua Milano, assediato dalla gente. Lì, in mezzo alla calca, addossato a una transenna, lo attendeva un uomo che non era armato di telefonini e bloc notes. Una faccia come mille altre, capelli corti, un piumino beige. Impugnava una statuetta del Duomo, della chiesa simbolo di Milano ieri illuminata a festa. E ha scagliato l’oggetto in faccia a Berlusconi. In quel souvenir da quattro soldi probabilmente comprato poco prima su una bancarella si è materializzato «l’odio, la violenza e l’invidia» che il premier aveva appena denunciato dal palco.
Berlusconi ha vacillato ed è caduto sul selciato, il viso tumefatto e coperto di sangue, lo sguardo stralunato. Gli uomini della scorta l’hanno caricato di peso in auto mentre l’attentatore veniva bloccato e nella piazza sotto shock si spargeva il panico. Il presidente del Consiglio ha però fermato l’Audi blu, ha voluto scendere, è salito sul predellino. Ma da quel predellino non doveva arringare la folla, come due anni fa. Si è issato sulla vettura, spintonando gli uomini della sicurezza e gli agenti di polizia. Si è fatto largo a viva forza. Forse voleva rassicurare i suoi fan, forse cercava di capire chi fosse il suo aggressore. Così tutti hanno potuto vedere la faccia ferita, la bocca piena di sangue, i tagli sugli zigomi, gli occhi vitrei, la smorfia di dolore. Berlusconi è rimasto in piedi sul predellino qualche attimo tra le urla di chi lo circondava. Poi è stato tirato giù, blindato sul sedile e portato all’ospedale San Raffaele.
Il premier aggredito e ferito. Cinque anni fa in piazza Navona a Roma gli avevano lanciato contro il treppiedi di una macchina fotografica, allora se la cavò con una contusione. Stavolta Berlusconi ha vari tagli e un dente spaccato. Ma non è il bollettino medico quello che impensierisce maggiormente. Il leader del Pdl è stato medicato al pronto soccorso del San Raffaele, visitato dal medico di fiducia, sottoposto a Tac e trattenuto in osservazione per la notte. Lui stesso ha rassicurato sulle sue condizioni: «Sto bene, sto bene», ha detto steso sulla barella mentre gli infermieri lo trasferivano dal pronto soccorso alla stanza in cui è stato ricoverato. Era in maniche di camicia e si premeva sul viso la borsa del ghiaccio.
A preoccupare è il clima di tensione crescente in cui è successo il fattaccio. Mesi di aggressioni verbali, di una campagna di odio senza precedenti. Una serata, quella di ieri, segnata da un’accesa contestazione di un manipolo di giovani autonomi che non hanno smesso un momento di fischiare e urlare «buffone buffone» durante il comizio. Berlusconi aveva anche interrotto il discorso replicando ai contestatori: «Noi non parteciperemmo mai alle manifestazioni dei nostri avversari per disturbarli perché siamo liberali e rispettiamo le idee altrui, ci contrapponiamo ma non trasformiamo l’Italia in una piazza urlante che inveisce, insulta e condanna». E mentre la gente scandiva «Sil-vio Sil-vio» per coprire le contestazioni, Berlusconi ha urlato tre volte «Vergogna».
Nonostante i fischi e gli sfottò, era stata una serata tranquilla. Sotto il palco allestito nel cuore di Milano si erano mescolati il popolo del centrodestra e quello dello struscio domenicale tra la Galleria e corso Vittorio Emanuele, gente con le bandiere del Pdl e le borse cariche di regali natalizi. Ma il drammatico epilogo ha acceso gli animi di quella che non si può più definire «maggioranza silenziosa».
L’aggressore, il quarantaduenne Massimo Tartaglia, un tizio di Cesano Boscone sconosciuto alla Digos e in cura da dieci anni al policlinico di Milano per disturbi psichici, deve ringraziare gli agenti che l’hanno trascinato in questura evitandogli il linciaggio. Mentre ministri e politici correvano curvi verso le auto, il popolo del centrodestra è esploso a sua volta nelle proteste. «Tutta colpa di Di Pietro». «In galera Di Pietro». «Violenza chiama violenza». Era stato il leader dell’Italia dei valori nei giorni scorsi a preannunciare qualche gesto sconsiderato.
La tensione ha aleggiato a lungo attorno al Duomo. Il maxischermo che aveva trasmesso le immagini di un Berlusconi sicuro di sé rilanciava le drammatiche sequenze dell’aggressione registrate da un operatore di Raitre. Moltissime persone sono rimaste incollate alle transenne per protestare contro la violenza e fare quadrato attorno ai testimoni oculari. A furia di invocarla, eccola lì la violenza, davanti agli occhi di tutti.