Tensioni al Sanpaolo dietro la cessione Fiat

Intesa al 4,58% del Lingotto, «ma non a causa di una vendita»

Pierluigi Bonora

da Milano

Ci sarebbero dissapori all’interno del top management del Sanpaolo Imi, la banca di Torino nonché socio storico della Fiat, dietro la decisione improvvisa di disfarsi della quota del Lingotto (3,55%) derivante dal prestito convertendo (l’istituto continua a possedere lo 0,837% conferito al patto di consultazione). L’operazione, che ha colto di sorpresa lo stesso gruppo industriale scatenando la dura reazione dell’ad Sergio Marchionne, ha determinato venerdì il crollo del titolo Fiat e non sono esclusi strascichi alla riapertura della Borsa. Solo un mese fa, infatti, il presidente del Sanpaolo, Enrico Salza, aveva ribadito che l’istituto sarebbe rimasto ancora al fianco della Fiat. «Valuteremo - aveva commentato - ma ho l’impressione che attendere ci permetterà anche di rientrare con i giusti interessi». Venerdì pomeriggio, invece, l’annuncio della cessione senza aver prima informato il Lingotto (particolare peraltro non obbligatorio, «l’operazione è stata trasparente e non ha creato turbativa», commentavano ieri fonti vicine al Sanpaolo), come invece aveva fatto in mattinata per le stesse ragioni Mps a proposito della vendita del 2,48% delle azioni. La svolta strategica, secondo alcuni, troverebbe spiegazione nelle tensioni in atto da tempo tra Salza e l’ad del Sanpaolo, Alfonso Iozzo.
Ieri, intanto, si è avuta notizia di altri movimenti tra il pool di banche del convertendo. Tra queste Intesa ha comunicato di essere scesa dal 5,583% al 4,580% del capitale votante, ma non a causa di una vendita. «Tale diminuzione - si legge in una nota - consegue esclusivamente al prestito di 12 milioni di azioni ordinarie Fiat effettuato nell’ambito dell’abituale attività di prestito titoli». La nota precisa infine che «l’attività di prestito titoli che Intesa ha contribuito a lanciare sul mercato italiano e sta ulteriormente rafforzando permette di ottimizzare la redditività dei titoli in portafoglio».