Tentò di infangare Sarkozy i giudici ora braccano Chirac

Un affare inventato di tangenti doveva favorire la scalata all’Eliseo degli amici del presidente uscente. E invece...

da Parigi

Sembra cominciata l’offensiva di alcuni magistrati francesi nei confronti del presidente uscente Jacques Chirac, che è stato salvato finora da una sorta di scudo anti-giudici: la Costituzione protegge infatti gli inquilini dell’Eliseo da qualsiasi incursione giudiziaria. Tutte le volte che una toga ha tentato di incastrare - o anche solo di sentire come testimone - il capo dello Stato, è scattata la reazione delle istituzioni a favore di quest’ultimo. In Francia i giudici non possono neppure chiedere un’informazione al presidente in carica. Adesso, però, Chirac sta per andarsene: lascerà il potere il 16 maggio al suo successore eletto, Nicolas Sarkozy. Ecco l’offensiva della magistratura nei suoi confronti. I dossiers caldi sono tre: il cosiddetto Affare Clearstream (oscura vicenda di conti all’estero, montata di sana pianta allo scopo di mettere in difficoltà Sarkozy), un presunto conto che Chirac avrebbe avuto in Giappone e infine le spese effettuate dal comune di Parigi all’epoca in cui proprio Chirac ne era sindaco (dal 1977 al 1995).
La questione Clearstream, dal nome di una banca lussemburghese, è intricatissima, ma pare legata a un tentativo volto a rendere «improponibile» negli scorsi anni la candidatura presidenziale di Sarkozy (a vantaggio di esponenti del centrodestra più vicini a Chirac). Il presunto gioco è stato scoperto, ma al tempo stesso sono venute a galla altre voci. Un ex esponente dei servizi segreti, coinvolto nella vicenda Clearstream, avrebbe formulato confidenze a proposito del conto di Chirac in terra nipponica. Di questa circostanza aveva parlato l’anno scorso il settimanale politico-satirico Le Canard Enchaîné, nei cui locali il giudice istruttore parigino Thomas Cassuto ha tentato di effettuare ieri mattina una perquisizione per «violazione del segreto istruttorio». La scena è stata surreale. Magistrato e poliziotti si sono presentati di buon mattino alla redazione del giornale, i cui dipendenti si sono rifiutati di aprire le porte. Man mano che i giornalisti e gli impiegati arrivavano sul posto, tutti dicevano di aver perso le chiavi dell’ufficio. Il giudice, andato su tutte le furie, ha tentato di far venire un fabbro, ma intanto passava il tempo e l’alta marea delle proteste cominciava a ingrossarsi. Protestavano tutti: dalle organizzazioni dei giornalisti agli ambienti legati sia a Chirac sia a Sarkozy. In effetti tutti temevano le iniziative e i metodi di una magistratura che sembra in cerca di rivincite. Alla fine i «perquisitori» sono tornati a casa senza essere riusciti a entrare nei locali del settimanale, i cui redattori hanno improvvisamente ritrovato le chiavi.
La sensazione è che in questo periodo di interregno tra Chirac e Sarkozy siano possibili iniziative altrimenti più difficili da realizzare. La Federazione della stampa francese, l’Associazione dei giornalisti della stampa giudiziaria e il Sindacato nazionale dei giornalisti hanno duramente protestato contro il tentativo di perquisire il settimanale. Sempre ieri mattina Françoise Desset, collega del giudice Cassuto, ha effettuato una perquisizione nell’ufficio dell’avvocato Thierry Herzog, legale di Nicolas Sarkozy. C’è chi teme iniziative volte a colpire e a screditare proprio il futuro presidente della Repubblica, che della vicenda Clearstream - all’origine di tutta l’inchiesta - era vittima designata e non certo protagonista attivo.
La politica tende comunque ad avere il sopravvento. Sarkozy ha fatto sapere che mercoledì 16, subito dopo aver assunto le proprie funzioni, compirà un viaggio lampo a Berlino per incontrare Angela Merkel.