Tentò di strangolare il suo bimbo: accusato dell’omicidio della figlia

Il padre: «Sangue del mio sangue, non avrei mai fatto loro del male»

da Bergamo

L'11 maggio scorso era finito in manette con l'accusa di tentato omicidio del figlioletto di appena due mesi, ieri, in carcere, gli è stata notificata una nuova ordinanza di custodia cautelare con l'accusa di omicidio volontario nei confronti della figlia, morta il 12 aprile del 2004 quando aveva appena 4 mesi e 6 giorni.
Il provvedimento è stato assunto dal pubblico ministero Mauro Clerici che, all'indomani dell'arresto dell'uomo, un operaio 37enne di Villa d'Almè, aveva ordinato la riapertura delle indagini anche sul primo caso, inizialmente archiviato perché il decesso era stato attribuito a cause naturali.
Ora, una nuova consulenza medico legale ha avvalorato l'ipotesi che la morte della bimba sia stata provocata da traumi violenti. Una perizia che ha ulteriormente rafforzato la tesi dell'accusa, che ha così chiesto, ed ottenuto, il secondo provvedimento.
Tutto era cominciato l'11 maggio scorso quando, a seguito di una segnalazione giunta dagli Ospedali Riuniti a causa dei ripetuti ricoveri del piccolo sempre per traumi ed ecchimosi, erano scattate le indagini a carico dell'operaio. Telecamere collocate nella stanza dove il bimbo era stato ricoverato avevano consentito di filmare il trentasettenne mentre tentava di soffocare il bimbo. Era così stato preso il primo provvedimento di custodia cautelare per tentato omicidio, seguito, ora, da quello per omicidio volontario. L’uomo ha sempre rigettato ogni accusa, attribuendo gli «incidenti» a cause naturali: «Quelle creature sono sangue del mio sangue, non gli avrei mai fatto del male».
Un dramma, quello del suo figlioletto di appena 40 giorni ricoverato ben 5 volte per ecchimosi, che insospettì subito i medici degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Di qui la segnalazione alla polizia che fece installare alcune telecamere nella camera del neonato, incastrando così il papà che venne arrestato.
All'inizio i medici pensavano che il bambino fosse affetto da una rara malattia congenita. Ma ad insospettire i dottori è stato il fatto che il piccolo, dopo i ricoveri si riprendeva sempre, fino all'arrivo del padre.