Tenta d’uccidere con l’eroina la sorella in coma

Aveva acquistato quattro dosi da uno spacciatore alla stazione di Genova. La confessione ai carabinieri: «Portatemi in carcere, altrimenti ci proverò ancora»

da Garbagnate (Mi)

Non sopportava l’idea di vedere la sorella soffrire, ridotta a un vegetale e legata alle macchine che le consentivano la sopravvivenza, dopo essere entrata in coma irreversibile per un soffocamento da cibo. Così ha progettato l’estremo «atto d’amore», come lui stesso ha spiegato, provando a porre fine alla vita della donna, iniettandole alcune dosi di eroina. Ma non ha fatto in tempo: un’infermiera della casa di riposo dov’è ricoverata la paziente si è accorta del tentativo di eutanasia e lo ha bloccato. Successivamente l’uomo è stato fermato per tentato omicidio e poi trasferito in carcere, visto che ai militari aveva confessato che era sua intenzione riprovarci.
Un dramma nel dramma, che ha avuto come protagonisti un pensionato di 52 anni e la sorella di 55, e come teatro la Rsa dell’Asl Sandro Pertini di Garbagnate Milanese, alle porte del capoluogo lombardo. Tutto ha avuto inizio l’altra mattina quando l’uomo, residente a Genova, particolarmente scosso per quanto accaduto alla sorella, decide di far cessare il suo calvario. Esce di casa e, nei pressi della stazione, acquista da uno spacciatore quattro dosi di eroina. Si premunisce anche di siringa e liquido per diluire la droga, poi va a Garbagnate per far visita alla sorella.
Nella casa di riposo, che ospita 300 anziani, c’è anche una stanza con due letti destinata alle persone in coma. «È arrivato per la prima volta dopo mezzogiorno e ci ha chiesto di essere accompagnato al capezzale della sorella – hanno raccontato gli infermieri -. Sembrava tranquillo e nessuno ha sospettato che in realtà covasse idee omicide». L’uomo era stato accolto con grande cordialità e condotto nella stanza dove la sorella giace in un letto, accanto a un’altra donna nelle stesse condizioni. Dopo qualche minuto ha preparato la siringa di eroina, con la quale voleva probabilmente provocare una morte da overdose; ma, proprio mentre stava per infilarla nel braccio della donna, c’è stato il provvidenziale passaggio dell’infermiera di turno che subito l’ha bloccato. «Lui non ha reagito si è lasciato disarmare docilmente, anzi è stato delicato - ha raccontato l’infermiera ai superiori -. Era disperato, ma si è rasserenato un po’ quando gli ho spiegato che la sorella non sentiva alcun dolore e non c’era nessuna sofferenza da alleviare. La sofferenza in questi casi è tutta dei parenti». Secondo i pochi particolari che sono trapelati, la donna ha 55 anni, è nata a Torino e ha vissuto in varie località d’Italia fino a quando, circa un anno fa, si è stabilita nell’hinterland di Milano, sembra per motivi di lavoro.
Separata dal marito, di lei si sa solo che ha un figlio, e alcuni altri parenti che la seguono assiduamente. Era da sola in casa comunque il 27 gennaio scorso quando, mentre mangiava, un boccone di cibo le è finito di traverso occludendo la trachea. «In quei casi è necessario intervenire entro tre, al massimo 5 minuti – ha spiegato il Arcangelo Ceretti, direttore sanitario della Sandro Pertini -. Ma quando si sono accorti del malore e sono arrivati i soccorsi era passato ormai troppo tempo. La donna da allora è in coma. È stata ricoverata per due mesi in ospedale e poi, sei giorni fa, trasferita in questa residenza sanitaria pubblica». Di fronte ai carabinieri l’uomo ha ammesso le sue intenzioni e, ancora sconvolto, ha perfino insistito per essere trasferito in carcere. «Altrimenti – ha spiegato – ci riproverò ancora: non ce la faccio proprio a sopportare di vedere mia sorella in quelle condizioni».