Tenta la fuga, ucciso il boss di Gela

Conflitto a fuoco nelle campagne di Enna: la vittima è Daniele Emmanuello, 43 anni, latitante dal 1996, uno dei 30 ricercati più pericolosi. Ucciso da un colpo di pistola alla nuca. Il sindaco: ora la città è libera

Enna - Ha tentato di fuggire agli uomini della squadra catturandi, il superboss di Gela Daniele Emmanuello, 43 anni, avertici della lista dei 30 latitanti più pericolosi d'Italia. Ma stavolta non ce l'ha fatta. E' morto. E' stato colpito in una sparatoria con la polizia, stroncato da un colpo alla nuca. È quanto emerge dal primo esame sul cadavere effettuato dal medico legale: ora il corpo è stato trasportato all'ospedale di Enna dove verrà eseguita l'autopsia. Secondo i primi rilievi investigativi il latitante quando è fuggito dal casolare dove si nascondeva non era armato. Era ricercato dal 1996 per associazione mafiosa, traffico di droga e omicidi.

Blitz all'alba I poliziotti sono entrati in azione molto presto, appena il sole ha iniziato a illuminare la campagna, in contrada Giurfo a Villapriolo frazione settecentesca di Villarosa (Enna). Il latitante si nascondeva in un rustico a forma di "L" con annessa stalla, circondato da alberi e in cui si accede da una strada sterrata che giunge proprio nel piazzale davanti all’edificio. La casa rurale stamani era avvolta nella foschia. Gli agenti hanno circondato la zona intimando a chi era dentro di uscire e hanno sparato alcuni colpi di pistola in aria. Emmanuello, latitante da 11 anni, è uscito da una finestra con ancora indosso la blusa del pigiama sotto i vestiti. Il stesso procuratore capo di Caltanissetta, Renato Di Natale, che coordina il rilievi sul posto, ha confermato che Emmanuello è stato colpito dai proiettili esplosi dalle pistole degli agenti che erano sulle tracce del boss mafioso. Sul posto ci sono anche i pm Roberto Condorelli e Nicolò Marino. Emmanuello nel tentativo di fuggire dalla masseria in cui si trovava è saltato da una finestra precipitando in un dirupo e procurandosi numerose e gravi fratture. Sarà compito del medico legale stabilire se la morte è stata causata dal proietille o dalle gravi fratture riportate nella caduta.

Identità confermata dalle impronte digitali E' arrivata anche l’ultima conferma, quella delle impronte digitali, ad attestare con certezza che è Emmanuello il boss morto. Sul luogo della sparatoria, una masseria nei pressi di Villarosa dove il capomafia ricercato aveva trascorso l’ultimo periodo della latitanza, ci sono ancora i magistrati della Dda e gli investigatori delle squadre Mobili di Caltanissetta ed Enna e il medico legale. La masseria è stata perquisita, il proprietario del casolare è stato fermato ed è stato sequestrato un fucile da caccia.

Accusato per la morte del bimbo sciolto nell'acido Il superlatitante è stato stato accusato di essere uno dei carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio 12enne del pentito Santino Di Matteo, strangolato e poi gettato nell’acido nel gennaio 1996.

Moglie licenziata e accuse del suocero al sindaco Il suocero di Emmanuello, nel febbraio scorso durante un’assemblea dei Ds a Gela si scagliò contro il sindaco Rosario Crocetta, invitando i presenti a non votare per lui. Francesco Di Fede, 77 anni, padre di Virginia Di Fede, moglie del boss ucciso, a sorpresa prese la parola e dopo avere dichiarato di essere "da sempre comunista" invitò l’assemblea e l’intero partito a "non votare il sindaco Crocetta" perchè "avrebbe rovinato la sinistra a Gela". Di Fede accusò anche il sindaco Crocetta "di essersi accanito ingiustamente contro la figlia e la sua famiglia". La moglie del boss, ex precaria con un impiego al Comune, venne licenziata nell’aprile del 2006.

Il sindaco: ora Gela è libera "Adesso se la vedrà con Dio ma mi sarebbe piaciuto che avesse reso conto del suo operato alla giustizia degli uomini". Così il sindaco di Gela, Giuseppe Crocetta, commenta la notizia della morte del boss, "il secondo latitante più pericoloso in Sicilia". Per Crocetta, che licenziò la moglie del capomafia che era tra i precari comunali perché ufficialmente "nullatenente", adesso "a Gela si può mettere fine alla parola mafia" perché, sostiene, "la cosca è stata azzerata dalle operazioni delle forze dell’ordine e della magistratura". Secondo il sindaco "Emmanuello ha avuto la responsabilità di avere distrutto l’economia e lo sviluppo di Gela, dove il boss aveva riunito gli eserciti di Cosa nostra e della Stidda". Per Crocetta è stata confermata "la tesi che si era stabilito un patto di alleanza tra la mafia di Enna, Caltanissetta e Gela per direttive di Piddu Madonia. Recentemente - osserva - era stata fatta terra bruciata attorno a lui, con centinaia di arresti tra picciotti e luogotenenti, ma era destinato a crescere sempre di più".