Tenta di strozzare fidanzata, polizia lo arresta

Sono intervenuti sul fatto. E non hanno avuto bisogno di chiedere il permesso al magistrato. I poliziotti genovesi la scorsa notte hanno arrestato un giovane che aveva cercato di uccidere la fidanzata. La legge consentiva agli agenti di operare immediatamente, perché in flagranza di reato. E così le manette sono scattate senza esitazioni. L’arrestato ora dovrà essere interrogato e un magistrato potrà decidere se scarcerarlo o lasciarlo dentro.
Il fatto è accaduto ieri mattina all’1.15, in via Giovannetti, a Sampierdarena, dove è intervenuta una volante della polizia su segnalazione di una lite in famiglia. Gli agenti hanno trovato all’esterno dell’abitazione una donna visibilmente spaventata, che ha raccontato il tentato strangolamento e le percosse subite da parte del convivente, un ecuadoriano 26enne. L’uomo, rimasto all’interno dell’appartamento, impugnando un coltello dalla lama lunga 23 ha minacciato i poliziotti cercando di impedirne l’ingresso e ha poi opposto una violenta resistenza, provocando lesioni a tre agenti, giudicate guaribili in tre giorni. È stato disarmato, denunciato per tentato omicidio e arrestato. La donna, soccorsa e accompagnata all’ospedale «Villa Scassi», ha ricevuto una prognosi di sette giorni.
Un intervento neppure troppo raro a Genova. Ma che ieri ha fatto presto il giro dei poliziotti, specie nel giorno in cui il pm Enrico Zucca ha accusato tramite i giornali i vertici della squadra mobile per il caso di Luca Delfino. E in questura il clima era tutt’altro che sereno. Le dichiarazioni del magistrato non sono state gradite. Ufficialmente vige però la consegna del silenzio. Nessuna dichiarazione per non alimentare la tensione e per evitare uno scontro istituzionale. Parlando in confidenza, il ritornello è sempre lo stesso. I poliziotti ricordano che i magistrati hanno la titolarità delle inchieste, la legge gli riconosce il diritto e la responsabilità delle decisioni. Per questo, in moltissime occasioni, le idee dei poliziotti vengono stoppate dalla scelta diversa del pm. Impostazione sempre accettata, che però, sottolineano in questura, deve valere anche quando si commettono errori, anche quando le cose non vanno bene. E l’altro aspetto che tutti vogliono sottolineare, in risposta alle accuse mosse da Enrico Zucca a Claudio Sanfilippo, è che non ci sono mai stati visioni contrastanti tra i poliziotti, il capo della mobile ha sempre rappresentato la linea dei suoi uffici. Semmai diverse erano, legittimamente, le opinioni del magistrato.