Tentano il blitz a Roma La polizia ferma i pastori

Tutti denunciati per mancato avviso di manifestazione ed anche per il rifiuto a farsi identificare. In più due pastori sono stati denunciati per resistenza, violenza e lesione a pubblico ufficiale. Così è stata bloccata sul nascere l’intenzione di manifestare di circa 200 pastori e delle loro famiglie giunti a Civitavecchia dalla Sardegna a bordo di un traghetto e intenzionati a raggiungere il ministero delle Politiche agricole a Roma. Dapprima i 5 pullman a bordo dei quali volevano raggiungere la Capitale sono stati bloccati dalle Forze dell’ordine che hanno poi impedito loro anche di prendere il treno diretto nella Capitale. Dalla Questura di Roma è stato fatto notare che si deve dare il preavviso per manifestare a Roma e che gli stessi pastori hanno bloccato per circa un’ora nel porto di Civitavecchia le operazioni di sbarco delle auto dalla motonave e che tra i veicoli bloccati, c’era anche un’auto con a bordo una persona anziana sottoposta ad intervento chirurgico. Sempre secondo la Questura, l’intenzione dei manifestanti era quella di fare un blocco stradale sul Grande Raccordo Anulare.
«Siamo padri di famiglia e siamo stati trattati come criminali - spiega il leader del Movimento, Felice Floris - È una vergogna, siamo stati sottoposti ad un vero e proprio sequestro preventivo, insieme ai pullman i cui autisti sono stati identificati e minacciati di denuncia se solo si fossero mossi. E pensare che una nostra delegazione voleva solo proporre al ministero la costituzione di un Coordinamento mediterraneo dei paesi che praticano la pastorizia allo scopo di far fronte alle attuali normative che penalizzano pesantemente l’intera categoria».
Floris avrebbe voluto spiegare che «la pastorizia vive da anni una situazione insostenibile, che rischia di far scomparire dal processo produttivo un settore che occupa decine di migliaia di persone. Siamo ormai al collasso. Ormai tutto quello che viene prodotto dalla terra non ha nessun valore, siano essi beni di natura animale o vegetale anche se si tratta di prodotti indispensabili per l’esistenza di tutti e il consumatore paga tutto più caro». Un grido di dolore lanciato dai pastori che si definiscono «vittime di una politica ignava e cialtrona» e che rivendicano per le loro aziende i fondi Ue «per noi stanziati ma mai arrivati».