Tentano estorsione a Esselunga: due arresti

Per tre settimane hanno tenuto sotto scacco i carabinieri e spaventato a morte i dirigenti della Esselunga, convinti di avere a che fare con veri estorsori. Alla fine era una coppia di balordi di mezza tacca, ma dotati di una notevole malizia.
Tutto inizia il 20 dicembre quando «Vittorio» chiama il direttore della Esselunga di viale Papiniano e gli chiede due milioni di euro per evitare l’avvelenamento dei prodotti alimentari, con relativa pubblicità. La direzione si rivolge ai carabinieri, prima sezione diretta dal capitano Giacomo Tessore, che mette sotto controlli i telefoni. Ma non è facile pizzicare «Vittorio»: solo chiamate da cabine pubbliche, da Padova, Bologna e Firenze e mai per più di 90 secondi. Il 2 gennaio tuttavia i militari individuano un phone center di Padova, da dove l’estorsore sta lanciando le sue minacce: un colpo di fortuna, era l’unico bianco presente. Si tratta di Salvatore Napolitano, 65 anni, nato a Caltanissetta ma residente a Padova, che, chiusa la conversazione, raggiunge i coniugi Paolo Cadamuro, 53 anni, e Donatella Partata, 46, residenti in provincia. Marito e moglie hanno sempre lavorato nella ristorazione, poi qualche errore di gestione, una condanna nel ’96 per aver taroccato carte di credito dei clienti e il coinvolgimento in un giro di cocaina nel 2005, li mettono in ginocchio. Devono dei soldi a Napolitano, precedenti per assegni a vuoto, e per questo si lasciano trascinare nella tentata estorsione.
Che dovrebbe concretizzarsi il 3 gennaio quando il responsabile della sicurezza del supermercato sale sull’Eurostar Milano-Roma per consegnare il primo milione di euro, in realtà carta straccia, ma qualcosa va storto. Secondo tentativo l’8 gennaio. Napolitano per convincerli che fa sul serio prima va a manomettere alcuni prodotti, spostati o segnati con un pennarello, quindi si presenta all’appuntamento in piazza Duca d’Aosta. I carabinieri decidono di far scattare le manette. Alle 13 «Vittorio» viene arrestato in via Vitruvio, Cadumuro nella sua abitazione di Selvazzano, anche se poi scarcerato con obbligo di residenza, mentre la moglie solo denunciata.
È il secondo tentativo di estorsione ai danni della Esselunga. Nella primavera del 2006 venne arrestato Alessandro Guerra, 57 anni, ex terrorista rosso. Chiese 30mila euro e lo sconto del 30 per cento su tutti i prodotti, per non avvelenare i generi alimentari.