Dal tentato ribaltone alla nascita del centrino

Ribaltare la realtà è ormai il segno distintivo di Gianfranco Fini e dei suoi compagni di strada, da Casini a Bersani. La verità è che i ribaltonisti sono usciti dal voto a pezzi. Tanto che a poche ore dalla sconfitta, Fini, Casini e Rutelli hanno annunciato di voler unire i cocci

Dal tentato, e fallito, ribaltone parlamentare a quello mediatico. Ribaltare la realtà è ormai il segno distintivo di Gianfranco Fini e dei suoi compagni di strada, da Casini a Bersani. A leggere la maggior parte dei commenti apparsi sui giornali di ieri sembrava che Berlusconi e la maggioranza avessero di fatto perso e che a vincere fossero stati loro. «Governo Scilipoti», hanno definito in molti l'esecutivo uscito indenne dalla conta ironizzando sul deputato transfuga dell'Idv che sarebbe stato decisivo nella votazione. Ovviamente non è vero. Semmai, decisiva è stata la crisi di coscienza di tre deputati finiani che non se la sono sentita di tradire elettori e ideali (da soli hanno spostato sei voti). Decisiva è stata la compattezza dell'asse Pdl-Lega. La verità viene ribaltata anche sul ruolo e sulla forza del Fli, partito che si è dimostrato inutile alla maggioranza quanto all'opposizione che aveva scommesso di abbattere Berlusconi usando Fini come Cavallo di Troia.
La verità è che i ribaltonisti sono usciti dal voto a pezzi (ieri, per la prima volta dall'inizio crisi, un emendamento del Fli non è passato in aula). Tanto che a poche ore dalla sconfitta, Fini, Casini e Rutelli hanno annunciato di voler unire i cocci. Costituiranno un unico gruppo parlamentare, prova generale di una coalizione da mettere in campo in caso di elezione. Un gruppo di centro che non guarda a sinistra, giurano. E mentono. Tutti e tre (Fli,Udc e Api) sono già alleati del Pd nel governo della Sicilia. Un gruppo unito come un sol uomo, giurano. E ri-mentono. La prova è che martedì, uno tra Fini e Casini dovrà rimangiarsi al Senato il voto già dato sulla riforma universitaria. Alla Camera, infatti, il Fli votò a favore e l'Udc contro. Prima prova, quindi, e primo rospo che uno dei centristi dovrà ingoiare. Ne seguiranno altri, perché i cattolici di Casini e i laicisti di Fini non saranno d'accordo (...)
(...) su nessun tema etico, su come e dove indirizzare le poche risorse economiche che ci sono, su dove tagliare. Per la verità, e siamo alle comiche, non c'è accordo neppure sul nome da dare a questo schieramento: Alleanza per la Nazione, propongono dal Fli evocando An; Unione dei Centristi, ribattono dall'Udc cercando di sdoganare la propria sigla.
Insomma, la grande novità della politica italiana nasce sotto i peggiori auspici e secondo i vecchi riti. Nasce per salvare il soldato Fini dalla sconfitta totale, dargli un po' di ossigeno perché possa illudere i suoi, molti dei quali propensi al ritorno in casa Pdl, che ci sia un futuro politico dopo la batosta di martedì. In sostanza è Casini che sta cercando di inghiottire i traditori di Berlusconi per traghettarli, insieme all'ex candidato premier dell'Ulivo Rutelli, nella pancia della sinistra, senza la quale, fuori dal Pdl, è impossibile pensare di vincere non dico le elezioni politiche ma neppure quelle di un consiglio comunale.
Questa descritta non è un’ipotesi di fantapolitica ma il progetto neppure tanto segreto di Massimo D'Alema, l'eterno sconfitto che non sia rassegna a uscire di scena. Proprio D'Alema vede in Casini il nuovo Prodi, cioè il prestanome ideale per riportare gli ex comunisti alla vittoria elettorale e quindi a palazzo Chigi. Il centrino dovrebbe quindi essere l'embrione di un centrone fascio-catto-comunista da contrapporre all'asse Pdl-Lega. Che facciano. Quattro leader sconfitti non ne fanno uno vincente. Quattro idee sommate non ne fanno una buona. Lo si è visto in tutte le elezioni, così come nella votazione sulla sfiducia. Un’operazione di questo genere non farà che accelerare la fuga dei loro parlamentari (ed elettori) verso schieramenti con idee chiare e univoche. Berlusconi e Bossi aspettano a braccia aperte.