TENTAZIONE ANTIOCCIDENTALE

L’anima nera del governo si chiama «discontinuità». È la parola d'ordine gridata e agitata in maniera inconsulta da quella parte della coalizione di centrosinistra che si qualifica non per le proposte che avanza ma per la contrapposizione irriducibile che ostenta verso il passato del governo Berlusconi. È il Cavaliere il demonio da esorcizzare che agita i sonni della sinistra cosiddetta antagonista: colui che ha incarnato un'ottima politica estera per un quinquennio e, insieme a lui, il partner americano, il presidente George W. Bush.
Poco importa che l'America stia discutendo per ripensare la strategia nella guerra contro il terrorismo in Irak. Poco importa che i nostri partner europei, oltre all'alleato americano, e le stesse Nazioni Unite ufficialmente ci chiedano di mantenere la posizione a Kabul dove i nostri militari sono impegnati in una missione di pace da tutti apprezzata. Poco importa che l'ala più responsabile del governo, e in questo caso lo stesso ministro degli Esteri Massimo D'Alema, è consapevole che in Afghanistan si gioca la nostra immagine all'estero e la possibilità stessa per l'Italia di continuare a giocare un importante ruolo internazionale. Tutto questo non conta nulla di fronte alle viscere di una sinistra pseudo-pacifista che, aggrappandosi alla discontinuità, deve giustificare sé stessa perpetuando e ideologizzando la demonizzazione berlusconiana e bushiana come elemento fondante della sua stessa esistenza.
È in questo contesto che si colloca come decisione di grande responsabilità e di particolare sagacia politica l'annunzio di Berlusconi di dare un appoggio incondizionato al provvedimento di rifinanziamento delle missioni italiane all'estero, particolarmente a quella contestatissima in Afghanistan. Di fronte all'interesse nazionale, quando sono in gioco le vite dei nostri soldati, non contano nulla le tattiche di corto respiro e i calcoli partigiani dei giochetti politicanti.
Dopo l'intervento netto di Berlusconi, ora il dado è nelle mani delle forze che sostengono il governo. Il ministro degli Esteri dovrà valutare se mettere in gioco con la stessa poltrona la sua credibilità. Il ministro della Difesa avrà da fare per dimostrare che la maggioranza è compatta e che i voti della Casa delle libertà non servono. Il presidente del Consiglio dovrà decidere se asserragliarsi nel voto di fiducia per mascherare le debolezze che travagliano la sua maggioranza, così profondamente divisa tra l'ala del buon senso e della credibilità internazionale e l'ala del condizionamento, per non parlare del ricatto, degli ultrà irresponsabili.
A noi pare che il leader dell'opposizione abbia fatto il suo dovere considerando innanzitutto l'interesse generale e superando anche le tentazioni tattiche che pure insidiano la sua coalizione oggi in minoranza alla Camera dei deputati. Berlusconi ha così dato prova di continuità nel sostenere l'immagine dell'Italia all'estero che è per noi tutti ancora più necessaria della bellissima vittoria ai mondiali di calcio. Riaffermare in concreto la continuità occidentale della politica estera significa in sostanza mettere in campo un anticorpo contro quella discontinuità che, con tanta petulanza, è invocata dalla sinistra antagonista. Questa è oggi pura espressione dell'antiamericanismo e dell'antiisraelismo di cui si nutre il pacifismo imbelle che rifiuta innanzitutto le missioni di pace così prestigiose per il nome dell'Italia.
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