Tentazione del Cavaliere: cambiare nome al Pdl

Berlusconi lancia il <em>restyling</em>: le sigle non funzionano più. Anche gli ex An potrebbero riappropriarsi della loro identità per togliere voti a Futuro e libertà

Roma - Ma perché poi «la Pdl», quando la P sta per Popolo, sostantivo maschile? Casini lo dice spesso, «la Pdl», e non solo lui, ma non è un semplice refuso, è proprio un segno del passato che incrosta ancora il logo della creatura berlusconiana. Aria, aria, aria, è tempo di cambiare... Il Cav ci sta rimuginando da tempo, Pdl non funziona mica tanto, sembra la Cdl, la vetusta Casa delle libertà (ma poi era «delle» o «della» libertà? Mah), così vecchia che dentro ci abitavano ancora Fini e Casini e Buttiglione. Puro antiquariato, genere che Berlusconi ama, ma non in versione politica.

Urge profondo restyling, lo ha spiegato a pranzo ai deputati Pdl, sollecitando idee e suggestioni per il nome nuovo del «Pdl meno Fini». «Forza Italia», ecco, sarebbe il migliore, se solo - occhio e croce - non fosse già stato usato da qualcuno. L’idea geniale di quel nome «non nome» per un partito, una cosa totalmente diversa da ogni sigla partitica mai partorita, già aveva ricevuto plausi da berlusco-scettici tipo Oliviero Toscani, e pure da «Ciccio» Rutelli, nazionalista per caso, in un fuori onda galeotto dell’altro giorno (l’Api-coltore lo proponeva per il Terzo polo, senza neanche scherzare troppo).

E allora «Avanti italia»? Forse, magari, vediamo. Qui ci vuole un’idea brillante, anche per archiviare le questioni legali coi finiani, che hanno messo un vincolo su «Pdl», nome su cui rivendica una quota sociale Gianfranco, cofondatore aspirante coaffondatore armato di legali pronti al ricorso, ultima arma.

Su una cosa siamo pronti a scommettere: il nome nuovo verrà in mente a Berlusconi stesso. Così era stato per Forza Italia, come raccontò Dell’Utri: «Quando ce lo comunicò noi restammo perplessi. C’erano altri nomi. Tanti. Forza Italia ci sembrava troppo calcistico. Ma lui è sempre davanti a tutti». Se non lo fermano scriverà anche l’inno del nuovo partito, e forse lo canterà pure.
E se tornasse a Forza Italia? Non è da escludere. Magari con l’inversione, «Italia, forza». A quel punto la parte ex An dentro il Pdl potrebbe ridare vita ad An, con un nome un po’ diverso, e così Fli diventerebbe, più che il terzo polo, solo un terzo incomodo, con ancora minore visibilità.

Perché con le nuove sigle c’è da stare attenti, soprattutto internet può giocare brutti scherzi a chi gioca alla terza repubblica. Prendete Api, l’invenzione di Rutelli, un creativo che dopo aver attraversato una dozzina di partiti preesistenti (Radicali, Verdi, Democratici, Ulivo, Margherita, Pd) ne ha formato uno nuovo tutto suo. Però non aveva visto Google, dove l’Api già c’è, e più di una. Come primo risultato, digitando quella sigla, esce la compagnia petrolifera. Poi l’Associazione Pizzerie Italiane, poi un sito sul «meraviglioso mondo delle api», poi l’associazione piccole media imprese di Torino, quindi l’Associazione Piscicoltori Italiani, e dopo un po’ spunta anche Rutelli.

E il Fli? Inteso come Futuro e libertà arriva dopo l’Associazione Logopedisti italiani. E scrivendo «il terzo polo» si raggiunge una casa editrice specializzata in viaggi avventurosi (non che quello di Fini, Rutelli e Casini non lo sia...) e una birreria di Milano. E scrivendo «Forza Italia»? Vien fuori il sito del Pdl. Chissà che tra qualche settimana non succeda il contrario...