La tentazione della Moratti: lasciare per tornare come supersindaco

Il primo cittadino di Milano medita un passo indietro per candidarsi alla nuova Città metropolitana. E anche il presidente della Provincia, Filippo Penati (Pd), è pronto alla sfida. Che ci potrebbe tenere la prossima primavera

da Milano

Una donna sola al comando. Ovvero Letizia Moratti e le tentazioni da super-sindaco. Dopo aver incassato per Milano la candidatura all’Expo del 2015 ed essere diventata la Giovanna d’Arco della crociata per la sicurezza dei cittadini, la lady di ferro è già a caccia di una nuova sfida. E le grandi manovre sono già partite: vertici con i fedelissimi e orazioni davanti ai sostenitori (perché lei ha pure una personalissima Lista Moratti) alla faccia degli scettici e di chi continua a pensare che si tratti di chiacchiere. Sottovalutando la tempra del personaggio.
La Moratti, infatti, ormai punta decisa a diventare il numero uno di Milano promossa a città metropolitana. Ovvero il cuore del cuore dell’Italia che produce. Un progetto di cui si parla da anni, ma che sotto l’impulso di donna Letizia ha avuto un’improvvisa accelerazione.
Il progetto è chiaro, realizzare quanto previsto dall’articolo 114 della Costituzione dopo la modifica del Titolo V. In soldoni? Realizzare un nuovo ente amministrativo a cui attribuire le funzioni della Provincia e parte delle funzioni di interesse sovracomunale proprie dei singoli Comuni. Più in concreto? Quell’abolizione della Provincia di cui tanto si parla, ma che così poco vogliono soprattutto i politici che temono di perdere un po’ di poltrone da spartirsi. Strapuntini ovviamente a carico del contribuente.

Per la Provincia di Milano si voterà tra una anno. «Sono pronta a dimettermi da sindaco - ha già lanciato il cuore oltre l’ostacolo la Moratti -. Non sarebbe corretto andare ad elezioni con un sindaco della città metropolitana se non viene deciso dai cittadini». Un gesto lodato soprattutto da sinistra. «Un atto di grande coraggio», riconosce il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Interesse, per la verità, manifestato anche da Filippo Penati, il presidente ex comunista della Provincia di Milano che spera di raccogliere i voti di un hinterland solitamente più orientato verso il centrosinistra per tentare il colpaccio.
Una sfida che, racconta un fedelissimo, non spaventa la Moratti. Che, di perdere la poltrona, non ha per nulla paura. Come, invece, molti dei suoi che le hanno consigliato (interessati) una maggior prudenza. E lei? Tira dritto. Chi mi ama mi segua. Anche perché in gioco ci sono i lavori dell’Expo. Volete una governance forte? Qualcuno a cui far riferimento e non troppi intoppi burocratici per evitare, come per la Fiera di Rho-Pero, di riuscire a costruire una cattedrale, ma non le strade che la raggiungano per l’opporsi di mille sindaci? Andiamo a votare. E votate per me.
«No a una gestione monocratica», ha tuonato ieri da Regione Lombardia l’assessore alle Infrastrutture Raffaele Cattaneo, un fedelissimo del governatore Roberto Formigoni che non vuol rimanere tagliato fuori. E se servisse c’è anche il vecchio, carissimo manuale Cencelli, con la Regione che nel 2010 andrà alla Lega e la nuova e ricchissima Provincia di Monza-Brianza ad An. Prova del nove che la Moratti super-sindaco è molto di più del sogno di una giornata di mezza estate.