La tentazione di Veltroni: congresso anticipato

Il leader del Pd, dopo la nomina della Finocchiaro come capogruppo al Senato, incassa la riconferma di Soro alla Camera e vorrebbe bruciare i tempi per garantirsi il controllo del partito. Nuovi no da molti &quot;big&quot;. Lunedì vertice con i segretari regionali<br />
<a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani" target="_blank"><strong>Veltroni, leadership in gioco? Dì la tua e vota</strong></a><br />

Roma - Walter Veltroni incassa un successo interno con l'elezione a stragrande maggioranza di Antonello Soro alla presidenza del gruppo del Pd alla Camera, che fa seguito a quella di Anna Finoccchiaro ieri in Senato. I numeri ottenuti dai due candidati proposti da Veltroni dimostrano il suo controllo del partito. Il segretario tornerà lunedì sulla sua ipotesi di anticipare il congresso incontrando i segretari regionali, anche se finora la proposta non ha incontrato altri sostegni se non quello di Arturo Parisi. L'alternativa sarebbe una Conferenza programmatica e organizzativa da tenere a ottobre dopo un periodo di ascolto della base e della società.

Dopo i 99 voti su 111 ottenuti martedì sera da Anna Finocchiaro in Senato (l'89%), oggi Soro ha raccolto 160 voti su 208 (il 77%). Un'ampissima maggioranza per i candidati voluti da Veltroni. Oggi Bersani ha ricevuto 10 voti; se si aggiungono 35 schede bianche e tre voti dispersi, si arriva a 48 deputati. Un segnale da parte di chi avrebbe preferito un rinnovamento alla guida dei gruppi. Ma anche la prova che le proposta del segretario può contare su un solido sostegno. Massimo D'Alema esclude nettamente l'idea del tentativo di una contrapposizione: "Non servono confuse rese dei conti e confronti tra diverse linee politiche, che io non vedo, ma una discussione seria che non riguardi solo il gruppo dirigente ma coinvolga il territorio sulla grave sconfitta elettorale e sul radicamento del partito".

Oggi Veltroni era assente alla Camera, per un intervento programmato al Policlinico Gemelli (asportazione di un calcolo renale con il litotritore), e il grande protagonista è stato proprio D'Alema. Durante le lunghe votazioni, il ministro degli Esteri uscente, si è appartato in colloqui con altri big del partito, come Beppe Fioroni ed Enrico Letta, nonché con Pier Ferdinando Casini e Umberto Bossi. E al momento dello scrutinio delle schede per l'elezione del capogruppo è rimasto nel cortile con Pierluigi Bersani.

Da lui, così come da Fioroni, è arrivato un nuovo "niet" all'ipotesi di anticipare il congresso formulata ieri da Veltroni. "Non c'é alcun anticipo del congresso. Non si commenta un evento che non c'é", ha detto D'Alema. "Un congresso si fa per cambiare il segretario - ha osservato Pierluigi Castagnetti - e io non voglio cambiare Veltroni". Parole riecheggiate da Massimo Cacciari ("una follia mettere in discussione Veltroni") e da Piero Fassino (Veltroni è stato scelto come "leader che potesse guidare il partito sia in caso di vittoria che di sconfitta"). "Un congresso in questo momento - ha detto il 'follinino' Stefano Graziano - spaccherebbe la nostra base; la obblighiamo ad un voto mentre ancora stiamo dando vita ai circoli". L'unico che sostiene l'idea di anticipare il congresso è l'ulivista Arturo Parisi, che ha invitato Veltroni ha riproporla nelle sedi ufficiali del partito. Ed è quello che è intenzionato a fare il segretario.

Lunedì mattina, infatti, Veltroni incontrerà i segretari regionali e li sonderà. L'anticipo del congresso non è l'unica proposta, ma Veltroni vuole uno strumento che permetta di dar vita ad un dibattito interno profondo che porti al rinnovamento della classe dirigente e alla conferma esplicita della linea politica da lui proposta di innovazione. Il lunedì successivo sarà la volta del coordinamento, l'organismo di 150 personalità di cui fanno parte anche amministratori locali come i sindaci (Chiamparino, Domenici, Cacciari, ecc.) o i presidenti di provincia e Regione del Pd. Un altro modo per ascoltare il territorio. Il tema di fondo rimane l'ascolto della società italiana, tanto che Castagnetti chiede a Veltroni e Dario Franceschini di fare un nuovo tour nelle 110 province italiane, questa volta "di ascolto".

"Il voto ci fa vedere - ha osservato Fassino - un cumulo di malesseri, disagi e inquietudini anche di segno diverso che si coagulano in un sentimento di fastidio e repulsione verso lo Stato, le istituzioni, la politica, i partiti. La destra ha intercettato tutto questo e noi no". Lo strumento a cui un po' tutti pensano è una Conferenza programmatica e organizzativa da tenersi a ottobre: idea lanciata ieri da Fassino e oggi appoggiata da Franco Marini in una serie di colloqui.