Le tentazioni moralistiche dei pm

Salvatore Scarpino

I giuristi più autorevoli, con scarse eccezioni, non hanno alcun dubbio: le intercettazioni ottenute illegalmente dalla rete degli spioni telefonici e telematici non possono e non debbono essere usate contro gli spiati, quindi vanno distrutte e i signori pubblici ministeri non possono esaminarle per raccogliere eventuali “notizie di reato” per perseguirne i presunti autori. Sul punto non si transige; qualcuno sostiene che bisognerebbe almeno per qualche tempo conservare la trascrizioni, ma non per inquisire gli spiati, soltanto per inchiodare meglio gli spioni in sede processuale.
La sapienza giuridica è comprensibile anche da chi non vive fra i codici: i telefilm americani – a qualcosa la tv serve – raccontano come le prove acquisite illegalmente, anche dalla polizia e dai procuratori, non possono entrare in nessun processo. Ora, l’America non è il Paese della perfezione, ma qualche passo sulla via del garantismo forse l’ha fatto prima di noi. Le regole debbono essere rispettate anche e soprattutto da chi intende far applicare la legge, né può essere consentito che un investigatore o un pubblico ministero battano illecite scorciatoie per ottenere, a tutti i costi, le prove che confermino il loro libero, e talvolta ossessivo, convincimento.
E non si può premiare, sia pure in via indiretta, il crimine commesso da chi spia violando la legge. Qualche problema tecnico, di armonizzazione con le altre parti del sistema penal-giudiziario, dovrà essere superato, per la stesura definitiva del decreto bipartisan col quale s’intende fronteggiare il fenomeno gravissimo delle intercettazioni illegali, ma la struttura fondamentale non dovrebbe essere toccata.
Eppure, una parte dei magistrati del pubblico ministero – che sono giuristi, e spesso di valore – fanno pressioni, attraverso l’ex collega Antonio Di Pietro, affinché le intercettazioni non vengano distrutte; chiedono di poterle esaminare per scoprire eventuali reati e farli punire. Perché? I Pm italiani sono letteralmente sommersi dalle notizie di reato, non riescono a completare le procedure che avviano, nemmeno quelle per le quali si avvalgono di intercettazioni legittimamente disposte. Quale ansia di super-lavoro li divora? Già adesso sono costretti (?) a selezionare con cura i delitti da perseguire, scegliendo spesso fior da fiore quelli di più sicuro scalpore e rimbombo mediatico. A giudicare dagli elenchi fin qui noti degli spiati, le intercettazioni dovrebbero contenere informazioni riservate di natura politica ed economica, o personalissime (per questo qualcuno le commissionava) ma non dovrebbero esserci sconvolgenti informazioni su complotti e delitti. E allora?
Certo, gli spiati – per un verso o per un altro – sono persone importanti o comunque interessanti, di quelle che molto spesso “fanno notizia”. E allora? Sarebbe triste essere costretti a sospettare che una certa parte della magistratura requirente, con la distruzione delle trascrizioni frutto di spionaggio criminale, veda con sgomento svanire l’occasione di una rinnovata campagna giustizial-moralistica, selettiva, socialmente e politicamente mirata, condotta per contribuire a salvare il Paese, va da sé. Con mobilitazione puntuale di tutti i mezzi d’informazione, con un’attivazione dei circuiti mediatici che sono un’ingiusta anticipazione di condanna. Specie per chi poi è assolto.
Simili tristi sospetti sono legittimati dagli scempi avvenuti negli ultimi anni. Dalle procure-colabrodo e dagli uffici investigativi dipendenti sono filtrati – chissà come – verbali e trascrizioni di telefonate che sarebbero dovuti rimanere riservati. Sono stati squadernati sui giornali e in tv fatti penalmente rilevanti, ma anche irrilevanti, commessi da colpevoli e da innocenti; fatti e parole spesso presentati con malizia d’intenti e di contesto. Per l’edificazione delle masse, s’intende, è stato anche inventato l’“avviso a comparire a mezzo stampa” (toccò al Cavaliere) nel 2004. Poi le sentenze spazzano molto ciarpame, ma i clamori dei verbali e delle trascrizioni sverginati restano. E pesano. E nessuno paga.
Sublimi vette del ridicolo. Ogni qual volta c’è una fuga pilotata di notizie riservate, le procure aprono un’inchiesta, che al massimo lambisce i giornalisti, quasi mai funzionari e magistrati che pure sono i detentori dei segreti presunti.
Ai danni fatti con l’uso perverso delle intercettazioni legali si dovranno aggiungere quelli dello spionaggio illecito? Mai più, abbiamo già dato. Anzi, bisognerà che si decida un giro di vite anche per le intercettazioni legali, non per impedire ai magistrati di acquisire legittimamente notizie penalmente rilevanti, ma per evitare i “danni collaterali”, l’uso del killeraggio a mezzo bobina. Crediamo che la magistratura debba restare libera e indipendente, anche dalle sue marginali tentazioni.