Le «Tentazioni di S. Antonio» sulle note della musica nera

Sul palcoscenico degli Arcimboldi l’ultimo lavoro del regista texano Bob Wilson

Il New York Times lo ha definito «una pietra miliare del teatro sperimentale mondiale», ma lui non sembra preoccuparsi troppo di questa definizione che sa più di trattato di mineralogia che di arte, e di chi dietro all'arte soffre e patisce. E infatti da artista puro, fatto di carne e sangue, Robert Wilson si concede un moto di emozione nel raccontare il suo ultimo lavoro, The Temptation of St. Anthony (La Tentazione di Sant'Antonio). L'opera avvia un «trittico» che porterà allo spazio di viale dell'Innovazione gli spettacoli I La Galigo (11-16 febbraio 2008) e L'opera da tre soldi. The Temptation of St. Anthony, nell'inedita chiave di lettura dell'omonimo capolavoro di Gustave Flaubert, è un'opera che «ha a che fare con la forza della memoria», e dunque tutto sembra tornare quando il regista texano racconta la genesi di un'ispirazione inseguita a lungo nella quale si intrecciano varie storie. Quella della lotta spirituale del santo eremita vissuto su una collina egiziana e quella del popolo afroamericano e delle sue sofferenze. Un mix ardito, che Wilson spiega così: «Da più di vent'anni, era il 1983, volevo realizzare uno spettacolo legato all'opera di Flaubert: mi chiedevo quale potesse essere la musica migliore da sposare alla messa in scena. Sulle prime, pensai a Philip Glass, con cui ho lavorato. Non era, però, né il momento giusto, né la musica adatta. Dieci anni dopo, ritornai su Flaubert, e pensai a Tom Waits: questa volta fu lui a dire no. Passarono altri dieci anni e finalmente incontrai Bernice Johnson Reagon». Ed è qui che la voce di Wilson si concede un fremito, perché è dall'incontro con la compositrice e studiosa della cultura afroamericana, ex eroina della lotta per i diritti civili in America sul finire degli anni '60, che il regista ha tratto la scintilla per dare compimento a una lunga ossessione. La storia di Sant'Antonio, dunque, scorre sulle note della grande musica nera, dai gospel al blues, dal jazz agli spirituals, fino all'hip-hop, in un connubio ardito ma affascinante. «Quello del santo - spiega Wilson - è un viaggio nella notte, un incubo che ha al centro un uomo che lotta contro le tentazioni, che si pone gli eterni quesiti della tensione tra anima e corpo. La musica di un popolo che ha attraversato una lunga notte mi sembrava perfetta: anche perché la musica dei neri è ricca di speranza. Questi uomini e queste donne sono stati sradicati dalla propria terra, hanno lavorato in schiavitù, eppure non un singolo loro canto è di protesta. Nei loro versi c'è solo e sempre la speranza, e una forte spiritualità». Da non confondersi, questa la tesi di Wilson, con la religione: «La religione divide gli uomini, così come la politica. Nel mio teatro religione e politica non troveranno mai posto. È solo la spiritualità a unire. Un'opera come The Temptation of St. Anthony potrebbe seminare qualcosa di buono in una terra ferita come quella mediorientale».
Al Teatro Arcimboldi dall'11 al 16 dicembre
Ore 21
Ingresso 40-17 euro
Per informazioni 02-641142212