Teodori difende i laici dalla nuova Inquisizione

Perché i liberali hanno abdicato di fronte al nuovo interventismo della Chiesa

I laici e i liberali, che spesso sono persone molto normali, se ne stavano tranquilli nelle loro vite moderate e occidentali quando d’improvviso si scatenò contro di loro un tornado ideologico spaventoso. Appresero, dopo il solito 11 settembre, che non erano più laici bensì laicisti, e che tutto doveva cambiare come disse tra molti altri l’arcivescovo di Bologna Claudio Caffarra: «Oggi non possiamo più limitarci al concetto di laicità che abbiamo elaborato in un certo contesto storico; perché il contesto in cui vive l’uomo occidentale è cambiato».
Di lì in poi, i neo laicisti, ex laici, divennero oggetto di una campagna culturale non porporale bensì teoricamente laica (si scusi il bisticcio) che da allora sta cercando di liquidarli quali mangiapreti intrisi di una degenerazione ideologica appunto anticlericale: sicchè ebbero ad accorgersi che le correnti definizioni di «laico» (come da Zingarelli 2006, o come da Dizionario di politica di Bobbio e Matteucci) non corrispondevano più ai desiderata dell’ondata antiliberale che si stava abbattendo sul Paese. Il libro di Massimo Teodori (Laici, l’imbroglio italiano, Marsilio, pagg.176, euro 10) parla di questo, e ripercorre le ultime tappe di quello che definisce un antimodernismo antiliberale: fecondazione assistita, coppie di fatto, bioetica, aborto, terrorismo, radici cristiane, Stato e Chiesa: «Ma la responsabilità di un ritorno a un fosco passato ­ scrive - non è di papa Ratzinger e del cardinale Ruini che fanno aggressivamente il loro mestiere. È piuttosto di quei politici che nel centrodestra e centrosinistra abdicano alla loro autonomia e inseguono la Chiesa per ottenerne i favori. L’imbroglio italiano non sta nella vecchia divisione politica tra cattolici e laici, in cui ciascuno rispettava le ragioni altrui. Sta nella crociata neo-tradizionalista guidata dagli atei devoti, dai laici pentiti e dai liberali bigotti che, sulla scorta delle direttive episcopali, pretendono di stabilire che cos’è il nuovo liberalismo e la sana laicità mentre si adoperano per imporre un nuovo oscurantismo».
Ora: il recensore che non entri nel merito intrinseco di un libro offre il fianco al sospetto che l’abbia solo sbirciato, che voglia preventivamente stroncarlo o liquidarlo, che voglia usarlo a pretesto per esprimere la sua pregiudiziosa opinione: ma nel caso è giusto il contrario. Perché non solo lo scrivente ha letto il libro, ma gli è piaciuto al punto che oltreché consigliarne la lettura crede che sovente lo rileggerà per quanto lo condivide e per quanto riguardi battaglie che gli restano a cuore. Esattamente il contrario di quanto pensa chi è riuscito a scrivere di «fondamentalisti laici alle crociate» a proposito del libro di Teodori, ciò che ha fatto uno stupefacente Pierluigi Battista sul Corriere della Sera. È solare, in realtà, come l’unica crociata disponibile su piazza resta quella contro i laici, ed è palese come tra gli imbrogli non solo lessicali figura anche questo tentativo di invertire le parti: addebitare alla responsabilità dei laici una guerra culturale volta ad accantonare il dubbio già laico per definizione.
Teodori prende di mira in particolare Giuliano Ferrara e Marcello Pera (che hanno spessori e intenti diversi, scrive) ma al di là di questo è fuor di dubbio che l’autoproclamarsi tutti quanti «liberali» frattanto abbia complicato le cose, nondimeno da parte di neo-tradizionalisti che a destra e a sinistra si sono fatti forti delle posizioni teologico-dogmatiche della Chiesa e del suo rinnovato interventismo. Non c’è più stato giorno, soprattutto dopo il referendum sulla procreazione assistita del giugno 2005, che una rumorosa trasversalità politica e intellettuale non si sia opposta a qualsiasi riforma civile e sociale atta ad adeguare la legislazione italiana a quella europea. C’è chi ha imposto, agitando spauracchi zapateriani, la ridiscussione di temi che parevano risolti da trent’anni e questo perché, come detto, c’è stato l’11 settembre e dunque la tentazione di riappropriarsi di un pensiero forte che divenga fortilizio d’Occidente. Un bene, se trattasi anche del tentativo di scuotere le addormentatissime coscienze europee. Un male, se questo tentativo dovesse rivelarsi, come in parte si rivela, anche come il goffo contributo italico in direzione di un Occidente preilluminista che restauri la religione per rimetterla al centro della vita pubblica; malissimo, poi, se rialzasse il capo anche un neo-relativismo cattolico che approfittando della libera circolazione delle idee ne riproponesse (come fa) anche di vetuste, riesumando e riverniciando ideologie che si pensavano confinate nelle catacombe dell’Occidente: dall’omosessualità come patologia alla riproposizione del creazionismo tra gli insegnamenti scolastici, con la pretesa poi di bollare come corresponsabile di assassinio (o nazista) chiunque opti per l’interruzione di gravidanza.
Nel mortificare ogni propria pulsione libertaria, che pure c’è e continuerà a esserci, personale politico e giornali del centrodestra hanno responsabilità precise. Il timore è che ci vengano a raccontare che spaccare e bipolarizzare il Paese su ogni questione etica faccia parte della ridefinizione di una cosiddetta cultura di destra. Ci stanno provando, non ci riusciranno: non c’è più ricezione ideologica in un Paese che è sempre meno cattolico e sempre più cristiano. Le coscienze non prendono, non c’è scampo.