Il teppista già libero «per vizi di forma» Teneva il bengala da mare in garage

La madre: «Siamo una famiglia distrutta, non rovinatemelo». Ambretta non perderà l’occhio

nostro inviato ad Ascoli

Libero subito. Nemmeno un giorno dopo aver rischiato di uccidere una donna che aveva la sola colpa di sedere nella curva opposta alla sua, il 16enne E.M., tifoso dell'Ascoli e «testa calda» quasi proverbiale del capoluogo piceno, torna a essere un uomo - pardon, un ragazzo - senza vincoli. Il provvedimento di accompagnamento che lo costringeva a casa a disposizione dell'autorità giudiziaria è stato sospeso ieri a causa di un errore formale nell'atto. E l'idea che si possa sparare un «missile» ad alzo zero, colpire qualcuno e il giorno dopo andarsene a spasso per la città come se niente fosse non piace a nessuno.
Non piace, per esempio, al figlio di Ambretta Piergiovanni, la 57enne tifosa della Samp centrata dal razzo da segnalazione nautica che il minorenne teneva in garage, probabilmente sottratto al padre, esperto velista. Giovanni Del Bianco, tira un sospiro di sollievo per le condizioni della mamma che migliorano: la donna non rischia più di perdere l'occhio, e forse già oggi potrebbe lasciare il reparto di neurochirurgia dell'ospedale di Teramo dove è ricoverata per tornare a casa sua, a Fano. Ma che anche E.M., nonostante le accuse di porto abusivo di arma lanciarazzi e lesioni gravissime, sia stato «dimesso» dalla misura cautelare a cui era sottoposto, a Giovanni proprio non va giù: «Mi scoccia tantissimo che abbiano rimesso in libertà quel ragazzo che ha tirato il razzo», spiega amareggiato, prima di spiegare che ha «comunque apprezzato molto il fatto che i suoi genitori siano venuti a trovarci».
«Papà e mamma tengono che si sappia - spiega l'avvocato di Emidio, Francesco Voltattorni - che anche se il provvedimento è stato sospeso dal pm, il ragazzo resta sotto lo strettissimo, anzi ferreo controllo dei genitori, chiuso in casa in attesa degli sviluppi della vicenda». Sotto l'elegante palazzo a due passi da corso Mazzini, nel centro storico di Ascoli Piceno, a un certo punto del pomeriggio si materializza il padre di Emidio, per portare le sue scuse alle tante «parti lese» dal gesto assurdo di suo figlio. All'Ascoli calcio, che attende di conoscere dal giudice sportivo le conseguenze della follia del ragazzo. Ai tifosi della squadra bianconera, tra i più indignati per il gesto, e tra i primi a collaborare con la polizia già domenica pomeriggio per individuare il minorenne e il suo amico Francesco S., diciottenne, e poi ancora ad Ambretta,
«Siamo una famiglia distrutta, e anche E.M. è distrutto: non voleva far male, credeva che fosse un bengala, un fumogeno, non un razzo», sospira il padre, uno stimato e benestante ingegnere che in passato è stato consigliere comunale del capoluogo piceno. Anche la madre, dopo essersi affacciata alla finestra, decide di lanciare un appello, di difendere il suo «bambino», ma senza deresponsabilizzarlo. «Non difendo il suo gesto, ma mio figlio ha solo 16 anni. È una mamma che parla: il suo è stato un attimo di incoscienza. È un ragazzo vivace, ma non come lo descrive la gente. Vi prego, non me lo rovinate».
Il suo futuro, il prezzo del suo sbaglio lo stabilirà comunque il tribunale dei minori, che sta valutando se emettere una nuova ordinanza di misura cautelare. E l'inchiesta dovrà poi spiegare il vero giallo di questa storia: come mai E.M. e Francesco sono potuti entrare nello stadio in barba a ogni controllo, a pochi minuti dal termine dell'incontro, e portando con loro tra gli spalti quel razzo.