«Terapia del sorriso» per i baby pazienti

In principio fu Patch Adams. Il brillante medico americano, noto al grande pubblico anche per il bel film interpretato da Robin Williams, è stato il primo a intuire, negli anni ’70, le potenzialità della «terapia del sorriso»: un approccio rivoluzionario, basato sul riconoscimento degli effettivi benefici terapeutici che il buonumore arreca a chi si trova ricoverato in un ospedale, alle prese con un processo di guarigione che talvolta può rivelarsi lungo e difficile.
E questo vale in particolare nel caso dei bambini, per i quali i momenti di svago e di allegria offerti ogni giorno dai «clown dottori» rappresentano un aiuto determinante nel superamento del trauma psichico dovuto, oltre che alla malattia, alla separazione dai genitori e al repentino cambiamento d’ambiente.
Ma il tempo passa. E, di conseguenza, crescono le possibilità offerte dalla ricerca. Ecco, quindi, che oggi il sogno di Patch Adams può contare su un prezioso supporto in più: quello dell’innovazione. Nasce così l’iniziativa «Il Dottor Gufetto in corsia», presentata ieri a Milano, che unisce la volontà di regalare un sorriso ai piccoli ricoverati all’utilizzo di una tecnologia di assoluta avanguardia. All’origine del progetto, l’incontro tra due imprenditori: Paolo Berlusconi, editore de il Giornale, e l’ungherese Andràs Kupper, inventore dell’Holo-e-motion, un avveniristico sistema di comunicazione in grado di proiettare ologrammi, cioè figure virtuali tridimensionali che si materializzano e si librano nell’aria, come per magia. La stessa magia che adesso, grazie anche al contributo offerto da un pool di sponsor di primissimo piano, viene messa a disposizione dei reparti pediatrici degli ospedali, dove gli ologrammi possono essere utilizzati per coinvolgere i bambini in svariate attività divertenti e istruttive. Migliorandone così in modo significativo l’adattamento alla realtà del ricovero e la predisposizione a ricevere le cure. Comunicare con i più piccoli, però, richiede codici particolari. E, perché no, l’utilizzo di personaggi fantastici, in grado di colpire immediatamente la loro fantasia. Personaggi come, appunto, il Dottor Gufetto, ideato apposta per l’occasione: tocca a lui, medico «laureato in simpatia e buonumore», intrattenere i bambini nella sua casetta, che altro non è se non un coloratissimo contenitore di Holo-e-motion. Nel corso delle sue esibizioni quotidiane, il Dottor Gufetto si serve degli ologrammi per raccontare favole, da Cappuccetto rosso ai Tre porcellini, ma anche per tenere mini-corsi di lingue, facendo librare in aria una serie di oggetti e spiegandone l’esatta dizione e scrittura in inglese, francese o spagnolo.
Rispetto alla tradizionale terapia del sorriso, i passi avanti sono notevoli. E non si limitano al gioioso stupore con il quale i bambini accolgono l’apparizione degli ologrammi.
Il Dottor Gufetto, per esempio, può interagire con i piccoli pazienti a ogni ora, e anche più volte al giorno: un bel vantaggio rispetto ai «clown dottori» in carne e ossa, che abitualmente trascorrono in corsia solo un periodo limitato di tempo.
Sono già sedici gli ospedali, tra Milano, Monza e Roma, che hanno aderito all’iniziativa. In questa primissima fase, è prevista l’installazione da parte di Holo Italia (corrispondente nazionale della società ungherese Holo Europe, detentrice del brevetto) di ventitré macchinari Holo-e-motion, che rimarranno a disposizione dei ricoverati per un intero anno, senza che questo comporti alcun costo per le strutture sanitarie. A oggi sono già dodici le apparecchiature installate e funzionanti, mentre le altre lo saranno al massimo entro la fine del mese.
E per quanto riguarda il futuro? Nelle intenzioni dei suoi promotori, il Dottor Gufetto è destinato ad avere vita lunga: alla luce dell’interesse suscitato e dei positivi riscontri che già arrivano dai primi reparti pediatrici coinvolti, l’obiettivo è infatti quello di ampliare il progetto nei prossimi anni, aprendolo ad altri ospedali e ad altri sponsor. E implementando in misura considerevole i contenuti forniti.
Anche perché, in questo campo, le possibilità di sviluppo dell’Holo-e-motion, ludiche e didattiche, appaiono innumerevoli: attraverso gli ologrammi, per esempio, si potrebbe spiegare ai bambini in modo semplice e divertente la composizione del corpo umano, così come le caratteristiche della loro malattia e delle cure che dovranno affrontare.