Terapie alternative per assicurare più qualità di vita

Ignazio Mormino

Uno studio condotto dall’Università di Manchester ha accertato che 75 malati di cancro su cento ricorrono a «terapie non convenzionali», nella speranza di alleviare gli effetti collaterali dei trattamenti farmacologici antitumorali. Di questo aspetto, certamente poco noto, si è parlato durante il convegno «Contro il tumore», svoltosi recentemente a Roma per iniziativa del ministero della Salute, con la collaborazione dell’Istituto superiore di Sanità e dell’Aimac, Associazione italiana malati di cancro. Molti e qualificati gli interventi. Il professor Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica ad Aviano, ha confermato il ricorso a «trattamenti non convenzionali» precisando che quelli maggiormente impiegati erano omeopatici o a base di erbe; in misura minore venivano scelti «trattamenti energetici». Motivazioni? Tirelli ha elencato: paura del dolore in primo piano, speranza di guarire presto in secondo piano. Questa scelta riguardava prevalentemente le donne e gli abitanti del Nord Italia. Nel caso delle erbe potrebbe avere influito una scelta «naturale».
Anche la medicina cinese è stata oggetto di discussione. Come ha riferito al congresso il professor Emilio Minelli dell’Università di Milano, agopuntura e fitoterapia vengono utilizzate in campo oncologico «per ridurre gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche». Secondo la medicina tradizionale cinese, la salute dell’uomo deriva dall’equilibrio tra il Fattore Zengh (antipatogeno) e il Fattore Xie, patogeno. Il tumore maligno fa prevalere il Fattore Xie.
In ogni caso la medicina tradizionale cinese non si propone come «alternativa» ma come complementare: fornire «energia corretta» per soppiantare la evidente «energia perversa», legata alla proliferazione di cellule tumorali.
Anche il rapporto medico-paziente è stato analizzato a fondo. In oncologia, ha affermato il professor Luigi Grassi dell’Università di Ferrara, è fondamentale «non solo la speranza ma anche la fiducia». È accertato, infatti, che l’esito di ogni terapia è «significativamente influenzato» da un rapporto che rispetti la personalità e le esigenze del malato. Se questo rapporto viene a mancare si stabilisce una forma depressiva che comporta un netto peggioramento della qualità di vita e, congiuntamente, una minore efficacia della terapia.
Durante il convegno romano è stato presentato il libretto «Tumori, trattamenti non convenzionali», elaborato dall’Associazione italiana malati di cancro. Il professor Francesco de Lorenzo, presidente di questa associazione, ha ricordato che «l’informazione è ormai parte integrante del percorso assistenziale. Dato che il ricorso ai trattamenti non convenzionali è in forte aumento - ha aggiunto - l’Aimac ha voluto offrire ai malati di cancro e alle loro famiglie risposte adeguate, che provengono dai più autorevoli istituti di ricerca del mondo».
In otto capitoli, vengono affrontati tutti gli aspetti dei trattamenti non convenzionali, vengono fornite tutte le risposte possibili. Il professor Stefano Vella, dell’Istituto superiore di Sanità, ha riconosciuto che questo tipo di documentazione è ormai indispensabile «perché, molto spesso, il ricorso alle terapie non convenzionali, avviene senza l’approvazione del medico curante, senza alcuna responsabilità da parte dello stesso. Del resto, ha aggiunto Vella, l’Istituto superiore della Sanità e lo stesso Parlamento europeo hanno allo studio «nuovi strumenti di informazione su questo problema».