Teresa de Los Andes

Si chiamava Juana Fernández Solar e nacque nel 1900 a Santiago del Cile in una famiglia di elevata condizione sociale. Fino ai sette anni «Juanita», come veniva chiamata in casa, studiò presso le suore Teresiane, poi fu mandata nel collegio di Alameda. Quest’ultimo era tenuto dalle Suore del Sacro Cuore. A dieci anni fece la prima comunione e questo la determinò a consacrarsi. Certo, non è usuale che a quell’età si prendano certe decisioni, ma con i santi cosa c’è di «usuale»? Tornando a Juanita, proprio in quel periodo la sua famiglia subì un tracollo economico piuttosto grave e si ridusse allo stretto necessario. Per giunta, la ragazzina si ammalò abbastanza seriamente e a quattordici anni dovette essere operata di appendicite. A quindici fece privatamente voto di consacrarsi a Dio. Da lì in avanti fu un susseguirsi di voti e impegni nei confronti del soprannaturale. Nel 1918 finì come dove finire: Juanita lasciò il collegio e si preparò ad entrare nel noviziato delle carmelitane scalze della cittadina di Los Andes. L’anno seguente prese il velo e assunse il nome religioso di Teresa de Jesús. Nel 1920 venne colpita dal tifo, che se la portò via in capo a dieci giorni. I voti perpetui li emise «in articolo mortis». Le mancavano quattro mesi al compimento dei vent’anni. Cosa c’è di speciale in questa santa morta così presto? Il fatto che Juanita aveva da sempre un progetto preciso: farsi suora e offrire la propria vita a Dio per la salvezza dei peccatori e per i sacerdoti. «Offrire» non nel senso di «impiegare» ma in quello di olocausto. La sua offerta fu gradita.