Termini: cordata per l'auto "verde"

Il fondo di <em>private equity</em> Cape Natixis si fa avanti per assicurare un futuro &quot;verde&quot; allo stabilimento siciliano di Termini Imerese. Il presidente Cimino: &quot;Le istituzioni appoggino il nostro piano&quot;. Ma la Fiom Cgil non ci sta

Milano - Un raggio di sole sul futuro della fabbrica Fiat di Termini Imerese. A farsi avanti con un progetto di riconversione ecologica dello stabilimento che alla fine del 2011 cesserà di produrre auto per conto del Lingotto, è l’imprenditore milanese di origine siciliana Simone Cimino, gestore e presidente del fondo di private equity Cape Natixis. L’idea, insieme a non precisati partner indiani o cinesi, è quella di realizzare nell’impianto in riva al Tirreno automobili a propulsione alternativa.

Cimino, che nel 2006 ha costituito la Cape Regione Siciliana, tenendo per sé la maggioranza della partecipazione (51%), con l’obiettivo di investire nell’Isola per fini «non solo finanziari, ma anche etico-sociali», sollecita subito le autorità nazionali e locali ad appoggiare il piano. «Ci deve essere - ha affermato l’imprenditore - una volontà precisa da parte delle istituzioni», come è accaduto in occasione dell’accordo Enel-Sharp-StM per fare di Catania il polo fotovoltaico più grande del Paese. «Non deve essere necessariamente un finanziamento - ha aggiunto - ma anche solo un incentivo per l’acquisto di vetture ecologiche».

Intenzione di Cimino è, dunque, di costituire una cordata di industriali siciliani che si avvarrebbe del contributo tecnico di aziende asiatiche. La prima concreta manifestazione d’interesse per la fabbrica di Termini Imerese, dopo le secche smentite arrivate nei giorni scorsi dell’indiana Tata e di altre società indicate da alcuni giornali come possibili candidate ad acquisire l’impianto, ha suscitato le prime reazioni sindacali. Immancabile, a questo proposito, il niet della Fiom Cgil che considera ancora aperta, nonostante le chiusure a tripla mandata di Sergio Marchionne, la via di Torino. Il «signor no» di turno, anzi la «signora no», è Giovanna Marano, segretaria siciliana della Fiom Cigl secondo la quale «la proposta di Cimino è fuori luogo e potrebbe per creare equivoci e confusione nel corso di una trattativa che riteniamo ancora aperta».

È paradossale che nel momento in cui per i dipendenti di Termini Imerese si profila la possibilità di continuare a lavorare nel settore automobilistico, seppur sotto una proprietà diversa, chi deve pensare alla tutela dei posti di lavoro e delle buste paga, respinga a priori tale opportunità senza nemmeno attendere ulteriori sviluppi. Oggi a Termini si riunirà l’esecutivo nazionale Fiom del coordinamento del gruppo per preparare il faccia a faccia con le altre sigle sindacali dei metalmeccanici di domani.