Termini Imerese, la Fiat se c’è batta un colpo

Parte con un obiettivo che suona poco rassicurante il piano triennale di Rcs MediaGroup: «Garantire la continuità del gruppo». Era dai tempi della vecchia Alitalia che non si avvertivano propositi così drammaticamente essenziali. Alla domanda: ma allora la continuità del gruppo è a rischio? l’amministratore delegato Antonello Perricone sembra cadere dalle nuvole: «No, no, e i numeri lo dimostrano». E allora perché lo avete scritto con questa evidenza? Non possiamo negare - osserva - che il momento pone «serie e profonde preoccupazioni» e sarebbe un errore «credere che la crisi sia passata».
Rcs ha elaborato un piano di recupero di efficienza e di redditività, con la previsione «di tornare al dividendo dal 2011». I ricavi, da qui al 2013, cresceranno da 2.259 a 2.453, il margine lordo da 197 a 296 milioni, mentre la posizione finanziaria netta (i debiti) migliorerà da meno 979 a meno 677 milioni. Sia in Italia che in Spagna, i due Paesi strategici, le previsioni mostrano incrementi significativi, superiori alle medie di mercato, nel fatturato pubblicitario, mentre cala la diffusione dei quotidiani a pagamento, cresce il digitale, calano i collaterali, crescono i libri. Crescono anche il costo del lavoro e il prezzo della carta. I ricavi avranno comunque un incremento medio annuo del 2,8%, ma i business tradizionali risultano piatti: lo sviluppo è tutto affidato a digitale e multimediale. Questo dà il senso della difficoltà di un gruppo in piena metamorfosi, accerchiato non tanto dalla concorrenza quanto dai nuovi mezzi in continua evoluzione. Tutto il mondo dell’editoria - non solo Rcs - soffre di una crisi epocale profonda, di fronte alla quale ogni misura sembra un azzardo.
Tutti i numeri previsti dal piano Rcs non tengono conto di operazioni straordinarie, ovvero di eventuali cessioni. A questo proposito Perricone ha ricordato che l’obiettivo è di riportare alla marginalità positiva tutte le aree in perdita; se questo risultato non sarà raggiunto, si procederà a «misure più drastiche», «già dal 2011». Cioè dismissioni. Il Corriere resta escluso, chiudendo il bilancio in utile. Ma «il cda non ha dato mandato a operazioni specifiche, ma alla valorizzazione degli asset» (da tempo si parla di un alleggerimento nei periodici); il piano «non comprende quantificazioni straordinarie», nemmeno riguardo alla sede storica di via Solferino. Quanto ai periodici, «puntiamo su sistemi verticali», «arredamento, femminili, life style, dove siamo leader, e anche sui familiari». Previsti il restyling di Amica, di Brava Casa, profondi cambiamenti per il Mondo, l’aumento di prezzo per la Gazzetta e l’ingresso nell’e.commerce dei viaggi, tramite accordi con tour operator. Non sono esclusi altri piani sul personale, perché la maggior parte dei risultati saranno ottenuti con risparmi sul processo produttivo.