Termini Imerese, partita a poker tra Fiat e governo

È una vera partita a poker quella che inizia oggi a Roma: prima limitata a due persone (l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, e il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola), mentre in un secondo tempo il tavolo si allargherà ad altri soggetti, tra esponenti del governo, sindacati e le varie parti sociali interessate. L’incontro tra Scajola e Marchionne verterà soprattutto sul futuro della fabbrica Fiat di Termini Imerese, tema affrontato ieri dal ministro in una riunione con i sindacati siciliani. Il faccia a faccia odierno si preannuncia come una sorta di muro contro muro: il top manager del Lingotto esporrà a Scajola le ragioni che hanno portato la Fiat a rinunciare, dal 2011, a produrre auto nel palermitano; dall’altra parte il capo del dicastero allo Sviluppo economico ribadirà che lo stabilimento deve continuare a produrre. Che cosa? È questo il quesito a cui bisogna dare una risposta. Torino si è impegnata a cercare una soluzione insieme alle istituzioni, e dagli incontri che si susseguiranno da qui a Natale le parti dovranno trovare un non facile punto d’intesa.
Dunque, c’è tempo fino al prossimo 21 dicembre, data di convocazione del tavolo generale sull’auto, per discutere sui piani strategici per l’Italia che Marchionne vuol far partire. È chiaro, comunque, che il top manager non scoprirà subito le carte visto che il governo deve ancora pronunciarsi sul prolungamento degli incentivi nel 2010. Marchionne, dal canto suo, metterà sul piatto della bilancia la disponibilità del gruppo ad aumentare la produzione di auto nelle fabbriche italiane riportandola a quota 900mila, dato toccato nel 2007, cioè nel periodo antecedente la crisi. La quota aggiuntiva di modelli dovrebbe arrivare, nel nostro Paese, dalla Polonia visto che lo stabilimento di Tychy è ormai a pieno regime (le linee funzionano sette giorni su sette e producono, oltre alla Panda e alla 500, anche la Ford Ka). Per Marchionne si tratta, insomma, di ridistribuire le carte tenendo ovviamente conto degli scenari che si prospettano, in particolare per un mercato italiano nel 2010 con o senza gli incentivi. Tra le ipotesi avanzate nelle scorse settimane, c’è la possibilità che la Panda sbarchi a Pomigliano d’Arco, nel mapoletano, ma anche che la futura Lancia Ypsilon, sia dirottata nell’impianto in Serbia.
Ieri, incontrando i vertici dei sindacati metalmeccanici, Scajola ha detto che il mercato italiano è quello in cui si producono meno vetture rispetto all’andamento dei consumi. Un 30% appena, circa 660mila unità contro 2 milioni di immatricolazioni l’anno. Una situazione ben diversa da quella del resto d’Europa: il 105% di Francia, il 167% della Spagna il 179% della Germania e il 68% della Gran Bretagna. Da qui l’esigenza, per il ministro che in questo ragionamento viaggia in sintonia con i sindacati, di «aumentare la produzione in Italia». Tra oggi e il 21 dicembre, Marchionne ricorderà anche alle controparti il problema della sovraccapacità produttiva che, se non affrontato per tempo, rischia di affossare il comparto. Nel preparare il piano industriale il top manager ha dovuto tenere sempre in considerazione che nel mondo vengono sfornate 30 milioni di auto in più rispetto a quanto il mercato riesce ad assorbire. E circa un terzo di questa capacità è installata in Europa, dove il ridotto grado di utilizzo delle fabbriche è destinato a calare ancora a causa della prevista diminuzione della domanda. Ecco perché, riaffermerà oggi Marchionne a Roma, «si rende indispensabile una seria ristrutturazione di questa industria» a livello generale.
In attesa di novità, ieri la Fiat ha beneficiato del giudizio positivo espresso da Goldman Sachs che ha ritoccato il prezzo obiettivo dell’azione a 14 da 10,5 euro.
«Fiat sarà un vincitore strutturale di lungo periodo a livello globale nel settore dell’auto», secondo la banca d’affari.