Termini Imerese La resa dei conti interna

Quella che si apre potrebbe essere una settimana di svolta nei rapporti tra la Cgil di Susanna Camusso e la Fiom di Maurizio Landini. Ago della bilancia, in proposito, sarebbe l’avvio del tavolo sul contratto dell’auto. «Domani inizia il confronto con la Fiat sul nuovo contratto nazionale dell’auto: la Fiom sieda al tavolo con noi e si assuma la responsabilità del confronto fino alla fine», è l’appello lanciato dal leader della Uilm, Rocco Palombella, ai metalmeccanici della Cgil.
Per la Cgil, infatti, è importante che la Fiom non perda il contatto con Fiat. Un sindacato, infatti, è forte quando è presente all’interno dei luoghi di lavoro. E la Camusso la presa su Fiat non vuole proprio perderla. Da qui le «pressioni» sulla Fiom, sembra sollecitate dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, per dare un segnale diverso, seppur sofferto: il sì arrivato l’altro giorno all’accordo sulla mobilità per i 640 lavoratori in esubero dello stabilimento di Termini Imerese. Che all’interno della galassia metalmeccanica rossa sia in corso un profondo dibattito lo si vede dalle affermazioni contraddittorie rilasciate negli ultimi giorni dai suoi esponenti di spicco, proprio in relazione alla vicenda Termini Imerese. Ha aperto le danze, sabato scorso, Enzo Masini, responsabile del settore auto della Fiom, il quale ha parlato di «amarezza per un dispetto che Fiat ha voluto fare ai lavoratori», aggiungendo di aver firmato l’accordo «per senso di responsabilità». E veniamo alla mediazione decisiva del ministro Passera, giudicata a caldo «insufficiente» dalla Fiom» (ma non così per la Fiom palermitana) e «positiva», invece, per la Cgil. Ieri un nuovo commento, ma da parte del numero uno Landini, con la marcia indietro inserita: «Debbo riconoscere che questo governo, a differenza del precedente, si è posto il problema di provare a svolgere una mediazione e non semplicemente fare il tifo per la Fiat. A Termini Imerese si è creata la condizione per una mediazione del governo grazie alle decisioni di lotta prese unitariamente dai lavoratori che hanno organizzato il presidio permanente dell’azienda, di fronte a un atteggiamento della Fiat che voleva addirittura speculare anche sulla chiusura della fabbrica». A precedere questa affermazione pro-governo era stato, in mattinata, Giorgio Airaudo, dello stato maggiore sempre della Fiom: «Per cambiare il finale di quello che sembra un copione già scritto serve che la politica scenda in campo, come è successo sabato per Termini Imerese». Se il governo prendesse per buona questa proposta, di fare sentire cioè il suo peso nel dibattito sul contratto dell’auto che si aprirà domani, finirebbe con l’affiancare la linea fallimentare che ha caratterizzato in questi tempi la Fiom: sconfitta dai referendum che hanno visto protagoniste le tute blu Fiat (Pomigliano d’Arco, Grugliasco, Mirafiori) e bastonata in tribunale. Una strategia che vede la Fiom arroccarsi sempre dietro il «no», rifiutare il «nuovo», minacciare solo scioperi generali e creare problemi alle produzioni. Alla Camusso conviene tutto questo?
Negli anni ’50 la Fiom finì fuori dalla Fiat e Palmiro Togliatti chiamò a rapporto Giuseppe Di Vittorio, storico segretario della Cgil, sollecitando un rinnovamento forte all’interno della sigla metalmeccanica, proprio a causa dell’estromissione delle commissioni interne volute da Vittorio Valletta. Ci sono molte analogie con quanto sta accadendo in questo periodo. L’esperienza insegna che in casa Cgil sono state affrontare tutte le lotte possibili, anche molto dure, ma alla fine la firma a un accordo è sempre arrivata. È questo che la Camusso vuol far capire a Landini.