Termini, la patata bollente passa a Dr

Tra domani e giovedì lo stabilimento di Termini Imerese, in Sicilia, chiuderà un capitolo per aprirne subito dopo un altro. Due i vertici in programma al ministero dello Sviluppo economico: il primo, per la sigla dell’accordo raggiunto sabato sulla mobilità di 640 dipendenti (presenti i ministeri dello Sviluppo e del Lavoro, Fiat e i sindacati) e il secondo, l’1 dicembre, con i nuovi proprietari del polo industriale, la Dr Motor, per la ratifica dell’intesa sull’insediamento (interveranno, con Dr Motor, il ministero dello Sviluppo, i sindacati e la Regione Siciliana). Il via libera alla società molisana è atteso entro dicembre. A quel punto, i lavori di adattamento dell’impianto potranno iniziare. Il piano di Dr prevede che i primi modelli usciranno dalle linee di montaggio nella seconda metà del 2012.
A convincere Massimo di Risio, presidente di Dr Motor, ad assumersi la responsabilità del rilancio della fabbrica di Termini Imerese mollata da Fiat (una scommessa sicuramente coraggiosa) due ragioni: la prima economica e di convenienza, visto che dei 450 milioni stanziati da Stato (100) e Regione Siciliana (250, di cui 150 come incentivi e 100 per le infrastrutture), a Dr ne andranno 27. Il secondo motivo riguarda la possibilità di avere uno stabiliemento, tra l’altro rimodernato alcuni anni fa da Fiat, a costo zero. Unico vincolo per di Risio l’assunzione dei dipendenti Fiat: 1.312 i posti messi a disposizione da Dr Motor, a fronte di circa 1.900 lavoratori, indotto compreso.
Ma perché, al di là di questi fattori indubbiamente non di poco conto, di Risio non batterà ciglio quando la patata bollente sarà a tutti gli effetti nelle sue mani? Sergio Marchionne, infatti, ha deciso di liberarsi dell’impianto in quanto non funzionale per le esigenze del gruppo (nonostante la qualità elevata della produzione) e a causa della mancanza di infratrutture capaci di agevolare il trasposto delle auto e dei materiali. Troppi costi, insomma, per il Lingotto. Ma se è così per Fiat, un gigante nei confronti di Dr, che cosa ha fatto scattare la molla in di Risio? Per la società di Macchia d’Isernia, che sul progetto Termini Imerese investirà 110 milioni, il trasporto dalla Cina dei materiali per l’assemblaggio sarà più conveniente. Ora le scocche arrivano, dal partner Chery, via nave a Livorno e da qui proseguono su camion per Macchia d’Isernia. In futuro le navi dalla Cina con i lamierati nei vari container approderanno direttamente a Termini Imerese, il cui porto sarà predisposto per tale esigenza. Fatti due conti, dicono in casa Dr Motor, il costo maggiore della manodopera italiana rispetto a quella cinese è senz’altro superiore ma sarà compensato, secondo i calcoli, all’abbattimento delle spese sinora sostenute per il trasporto dei materiali. In più, Dr beneficierà dell’indotto presente, tra cui Magneti Marelli e Lear. I motori saranno tutti Fiat Multijet e trasportati direttamente in fabbrica.
In Sicilia l’impianto rinnovato produrrà 60mila vetture l’anno, city-car, medie e Suv. La casa molisana ha in gamma, allo stato attuale, la piccola Dr1 (da 7.980 euro già con dotazioni complete), l’utilitaria Dr2 (da 8.980 euro), il Suv Dr5 (da 13.880 euro) e la nuova berlina Dr3 (prezzi compresi tra 11mila e 13mila euro). Di questi modelli, in Sicilia saranno prodotte le Dr1, 3 e 5. A Macchia d’Isernia resterà invece la Dr2, a cui si aggiungeranno due nuovi modelli. Tra gennaio e ottobre, la società ha immatricolato 2.687 veicoli rispetto ai 3.644 del 2010, risentendo come gli altri produttori della pesante crisi.
Di ieri sera, infine, la risposta dell’azienda all’Idv di Antonio Di Pietro secondo cui Dr «non pagherebbe i suoi dipendenti da mesi». «Tutti gli operai sono stati a oggi retribuiti», replica di Risio, pronto a far visitare all’ex pm gli impianti molisani.