La terminologia dev’essere accessibile a tutti

Forse i soldi non danno la felicità, ma di certo aiutano a vivere meglio, soprattutto se sono gestiti in modo accorto. Non si smentisce il buon senso degli italiani che in maggioranza concordano sulla necessità di informarsi, capire, investire del tempo per occuparsi del proprio denaro. È quanto dichiara l’84% degli intervistati nell’ambito di un sondaggio Ispo, confermando pure che una buona confidenza con gli strumenti e i servizi finanziari è fondamentale per programmare il proprio futuro e l’avvenire della propria famiglia. Come spesso accade, però, tra il dire e il fare si scoprono grandi distanze: sette italiani su dieci, infatti, ammettono di essere poco preparati in materia di finanza personale, ma tengono anche, come ha rilevato una recente indagine della società Ambrosetti-The European House, a sottolineare i principali ostacoli alla comprensione delle informazioni di natura economica e finanziaria: la terminologia utilizzata, la grande varietà dei prodotti e una comunicazione non sempre chiara. Osserva Renato Mannheimer, presidente di Ispo: «Le conclusioni del nostro sondaggio evidenziano chiaramente la necessità di sviluppare e supportare iniziative di informazione e di educazione ai cittadini su queste tematiche. Gli italiani sentono infatti l’esigenza di disporre di maggiori informazioni per occuparsi al meglio del denaro che possiedono, e il 64% vorrebbe saperne di più». Sono i giovani, ancor più degli altri, a esprimere questo intento, nel contesto di una formazione culturale che non può prescindere dalle competenze di base in ambito economico e finanziario.
Ma chi sono i soggetti che gli intervistati considerano adatti a fare educazione finanziaria? Per oltre il 40% si tratta, in generale, del settore bancario, molto più gettonato rispetto a governo (17%) e mass media (8%). Le banche, insomma, rappresentano l’interlocutore privilegiato che deve aiutare le persone a capire e a distinguere nelle scelte.
Quanto infine all’intendere la capacità di gestire consapevolmente il proprio denaro come strumento d’importanza primaria per i progetti di vita, il coro è pressoché unanime: il 93% degli italiani è d’accordo.