Il termovalorizzatore accende un’altra crisi nel centrosinistra

Dai Comunisti ai Verdi: 11 consiglieri contro la linea del presidente

Il via libera di Filippo Penati al nuovo termovalorizzatore infiamma la maggioranza di Palazzo Isimbardi. Il nuovo impianto che, valutazione del presidente, «garantisce i milanesi contro il rischio di emergenze», si scontra con la pregiudiziale ideologica della Cosa rossa. Poco importa agli 11 consiglieri di Rifondazione, Verdi, Sinistra democratica e Comunisti italiani che la soluzione di un mega-termovalorizzatore sia indispensabile poiché, come recita anche il piano provinciale dei rifiuti, si «stima in 500mila tonnellate l’anno in più di rifiuti» la quantità «da smaltire dal 2008 sino al 2011». E che bruciando l’immondizia ecologicamente si produrrà corrente elettrica per 300mila e passa persone, ovvero un quarto dei residenti di Milano o, per essere più chiari, si riuscirà a riscaldare le abitazioni di due quartieri come il Gallaratese e il polo fieristico Rho-Pero. Per quelli della Cosa rossa sono dettagli, come il «ragionamento» di Penati: «Abbiamo fatto un ragionamento - con Regione e Comune - che ci porta a quantificare in maniera certa e prudente la quantità di rifiuti che si dovranno smaltire. Sappiamo che questo deve avvenire con un termovalorizzatore». Dunque, «soluzione concordata, in quella direzione» con la garanzia di «rispetto del territorio nella scelta della localizzazione». Messaggio dell’inquilino di via Vivaio che, ieri - e non solo sulla questione dell’inceneritore - ha annotato le posizioni contrarie della sinistra radicale. Con in prima linea Luca Guerra, capogruppo dei Comunisti: «Abbiamo un problema politico, non siamo rappresentati in giunta, non sappiamo e non possiamo determinare quello che lì si decide». Segue Nello Patta, capogruppo di Prc: «Non siamo stati noi a preannunciare ipotesi di maggioranze variabili o a utilizzare i media per produrre lacerazioni. Vorremmo arrivare alla fine del mandato nel modo più coerente possibile, rispettando il programma di governo». A premere l’acceleratore della crisi è anche Roberto Caputo, capogruppo Sdi: «Sia Penati che Patta descrivono ai giornali un quadro politico in Provincia all’insegna del mutamento. I Comunisti chiedono che l’Udeur esca dalla maggioranza. Siamo già in campagna elettorale: o portiamo a termine questa legislatura o se ci sono alternative parliamone». Caputo già avanza la sua candidatura alla presidenza della Provincia. Sul taccuino del cronista resta una nota di Penati, «non mi sono accorto che ci sia una crisi della maggioranza». Della serie negacion de l’evidencia, anche se oggi al civico 1 di via Vivaio c’è una «verifica politica».