La Terra Brigasca vuole un museo

L’articolo pubblicato nella rubrica cultura sul Giornale di sabato 6 dicembre a firma Luigi Gilio sull’argomento «Le storie di Terra Brigasca» ha suscitato molto interesse in un’associazione che proprio in queste terre e per queste terre vive: «A Vastera».
Ed è così che è arrivata in redazione la lettera del presidente Antonio Lanteri, presidente appunto di «A Vastera, Union de tradisiun brigasche». «La nostra zona, - scrive - è ancora affllitta da diversi problemi che sono conseguenti al Trattato di Pace del 1947 e alle radicali modifiche all’epoca apportate al confine italo-francese. All’epoca del Trattato di Pace, anno 1947, le vicende del confine italofrancese passarono purtroppo abbastanza in sordina, poiché le varie diplomazie erano prevalentemente impegnate per i problemi inerenti il confine italo-iugoslavo, l’Istria e Trieste».
Da qualche tempo però, e l’articolo di cui sopra ne è la riprova, l’interesse per le vicende del confine occidentale si sta ravvivando.
«La nostra Associazione, - continua Lanteri - fiduciosa da sempre nelle possibilità derivanti dalla nascita dell’Europa, poiché opera in terra di confine, si propone da decenni di tenere unito quanto hanno sempre avuto e ancora hanno in comune le comunità che vivono a cavallo della frontiera: idioma, tradizioni e costumi».
«Come da Voi pubblicato nel servizio di Luigi Gilio, le comunità di Realdo e Verdeggia, che sono la parte ligure della Terra Brigasca, rappresentano un’enclave del Comune di Triora, riconosciuta dalla Legge 482 del 1999 “Minoranza Linguistica Storica di area occitana”: a differenza del Piemonte dove le comunità di origine occitano-provenzale sono molteplici, quella di Realdo e Verdeggia nell’alta Valle Argentina è l’unica minoranza linguistica storica della Regione Liguria. È per questo motivo che vorremmo poter realizzare a Realdo - la frazione più grande della Terra brigasca italiana - un “Museo della cultura brigasco-occitana”, come punto sia di raccolta di memorie e reperti storici, sia di stimolo per iniziative dirette a conservare e a valorizzare le peculiarità e le preziose risorse naturali e ambientali della nostra zona di confine, raccolta nella parte alta delle tre valli - Argentina, Tanaro e Livenza-Roja - che si incontrano sul monte Saccarello».
Una sfida, quella del museo che si spera venga raccolta al più presto. Del resto l’intraprendenza di questa associazione già si vede: basta sfogliare la rivista quadrimestrale che dà voce alle istanze di questa terra dal confine «stracciato».