Dalla terra al laboratorio I poteri nascosti dei «cibi medicinali»

I ricercatori giapponesi sfruttano le proprietà del riso per ricavare un vaccino anticolera. E i loro colleghi americani e indiani hanno creato minicapsule di curcuma per combattere cancro e Alzheimer

Gli amanti dell’alimentazione naturale sanno che il cibo talvolta può funzionare quasi come un farmaco: le giuste dosi e le corrette combinazioni possono aiutarci a prevenire le malattie. Meno noto è che alcuni alimenti, opportunamente modificati, possono diventare vere e proprie medicine. Un esempio recente è la ricerca in corso alla Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora in collaborazione con l’università di Delhi. I ricercatori sono riusciti a sintetizzare un prototipo di farmaco anticancro e anti-Alzheimer il cui principio attivo è la curcuma, una delle spezie con cui si produce il curry, la polvere gialla tanto cara alla cucina indiana.
Che il curry sia un toccasana per la salute del cervello e dei tessuti colpiti da tumori è cosa da tempo nota agli scienziati. La curcuma - che nel curry è l’ingrediente responsabile del colore giallo intenso - contribuisce infatti alla distruzione delle cellule neoplastiche presenti in alcuni tumori e sembra inoltre indicata nel trattamento dell’Alzheimer. Contribuirebbe infatti a «sciogliere» le placche che si formano attorno alle cellule nervose dei soggetti ammalati.
Fino ad ora gli scienziati non sono riusciti ad assicurare un adeguato assorbimento della polvere gialla a livello intestinale: tendenzialmente insolubile, la curcuma supera l’intestino e solo una piccolissima percentuale arriva al sangue. Per ottenere effetti benefici sarebbe necessario assumerne oltre 12 grammi al giorno. Decisamente troppo anche per gli amanti dei sapori intensi della cucina indiana. All’alimento tradizionale è così venuta in soccorso la tecnologia americana. I ricercatori della Johns Hopkins sono riusciti a realizzare microscopiche sfere solubili di 50 nanometri di diametro «ripiene» di curcuma. Le nanosfere funzionano come cavalli di Troia: la curcuma non viene immediatamente riconosciuta e quindi scartata dall’intestino. Solo una volta giunte nel sangue le sfere si sciolgono rilasciando il loro contenuto direttamente dove serve. Il team della Johns Hopkins ha già dimostrato in laboratorio le potenzialità antitumorali della «nanocurcuma». In particolare si sarebbe rivelata efficace nell’attivazione di processi di difesa in grado di distruggere le cellule malate nei tumori del pancreas. Ora si tratta solo di aspettare i risultati delle ricerche in vivo su pazienti affetti da questa grave forma tumorale.
Se il curry è l’ingrediente simbolo della cucina indiana, la cucina giapponese non può fare a meno del riso. E proprio in Giappone una ricerca ha dimostrato come col riso sia possibile realizzare un vaccino a basso costo e di ottima resa contro il colera. Infezione causata dal batterio Vibrio cholerae, il colera è ancora oggi diffusissimo in Africa, in Sudamerica e in alcuni Paesi asiatici dove il contagio avviene attraverso acqua e cibi infetti. Le vaccinazioni di massa nei Paesi in via di sviluppo sono ancora oggi difficilmente realizzabili. Inoculare direttamente nel cibo il materiale genetico del batterio impiegato per formulare il vaccino faciliterebbe le cose. A questo scopo la pianta del riso è particolarmente indicata. A dimostrarlo, uno studio coordinato da Tomonori Nochi, ricercatore presso il dipartimento di microbiologia e immunologia dell’Istituto di scienze mediche dell’Università di Tokyo, che ha impiegato due varietà di riso «arricchite» con parte del materiale genetico del vibrione del colera. Risultato: i topi di laboratorio che sono stati alimentati con il riso transgenico hanno sviluppato anticorpi anti-colera all’interno delle mucose, prima barriera contro l’infezione.
Il riso-vaccino ha numerosi vantaggi rispetto alle vaccinazioni tradizionali. Più economico e sicuro, può essere prodotto in grandi quantità e conservato a temperatura ambiente senza particolari accorgimenti, anche per un anno e mezzo. Inoltre le proteine del riso proteggono il materiale genetico del vaccino dagli enzimi digestivi che altrimenti ne vanificherebbero l’efficacia. Ma siamo solo all’inizio, ricordano gli scienziati. «L’obiettivo - afferma Nochi - è quello di sviluppare una nuova generazione di vaccini che riducano a zero i rischi per l’uomo e per l’ambiente assicurando una protezione più completa dalle infezioni batteriche».