In Terra Santa contro le droghe

C’è un pezzetto di Terra Santa nel centro di Milano: è stata appena ristrutturata e inaugurata la sede del Centro edizioni Terra Santa (info@terrasanta.net), che si occupa della redazione del mensile della Custodia e della nuova rivista bimestrale. Un modo con cui i francescani che custodiscono i luoghi legati alla vita terrena di Gesù vogliono far conoscere le loro attività e comunicare le tante esperienze positive in atto in quella terra martoriata, della quale purtroppo si parla soltanto in occasione di attentati o guerre.
Padre Pierbattista Pizzaballa, nei giorni scorsi, ha presentato la rivista Terrasanta, diretta da Giuseppe Caffulli e ha inaugurato il centro di via Gherardini 5. La sera di giovedì, il Custode ha partecipato a un dibattito sull’ebraismo con il rabbino Giuseppe Laras e oggi, alle 15.30, presso la sede del centro, presenterà una nuova importante iniziativa, nata dalla collaborazione con padre Eligio, il fondatore di «Mondo X».
Tra i giovani cristiani di Gerusalemme e della Terra Santa è molto diffusa la tossicodipendenza. Da recenti statistiche risulta che il 20 per cento dei giovani arabi tra i 16 e i 25 anni fa uso di droghe pesanti. Una percentuale altissima, che colpisce anche la minoranza cristiana. Per questa ragione la Custodia di Terra Santa ha raggiunto un accordo con Mondo X - l’associazione di padre Eligio e attiva in Italia nel settore del recupero dei tossicodipendenti (www.mondox.it) - per l’apertura di due strutture in Terra Santa, una al Monte Tabor e una a Emmaus.
Così padre Eligio spiega come è nato questo nuovo impegno: «Nel corso di una giornata-convegno sulla Terra Santa presso l’Angelicum di Milano, presente il padre generale dei Frati minori e il padre Custode, è nata l’idea di invitare Mondo X in Terra Santa per occuparsi del recupero dei tossicodipendenti, un problema molto sentito in Israele e nei territori sotto il controllo dell’Anp. La proposta del padre Custode è stata quella di utilizzare alcune strutture al Monte Tabor e a Emmaus. Il Tabor per noi diventa un emblema. Ci siamo sempre occupati della difesa dell’uomo come tale. Al Tabor l’umanità viene trasfigurata. È l’esaltazione del nostro sogno: l’uomo distrutto e considerato feccia diventa luminoso, redento, gioioso. La vita vale dunque la pena di essere vissuta come dono. Anche Emmaus ci parla: Cristo accompagna i discepoli, e si rivela loro. Per molti ragazzi in difficoltà riconoscere Cristo che si fa viandante e si mette in cammino con gli uomini è la chiave per ripartire, per riprendere a vivere».